Cari inseguitori, conoscenti, semplici naviganti virtuali,
come avete appreso, da qualche tempo, sono diventata una collaboratrice di Confidenze tra Amiche.
Ecco alcuni dei pezzi che hanno così tanto scosso le coscienze, fornendo al tempo stessa una speranza che nulla è per sempre.
Che è invece sempre possibile riprendere in mano la propria vita.
Se avete una
storia che valga la pena essere raccolta, di cui vi sono rimasti ricordi
indelebili, se volete rimettervi in discussione...
O se volete solo parlarne, contattatemi a: ilcantodelcignorosso@gmail.com.
Vi risponderò in ogni caso.
Per crescere insieme...F.F.
Un blog di Federica Ferretti, una piccola donna abruzzese, con l'anima ingombrante...
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- Bio-bibliografia aggiornata di F.F.
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lunedì 27 aprile 2015
Io vi racconto...
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venerdì 13 febbraio 2015
San Valentino versus Sirena di terra
Quest'anno, a San Valentino, contrariamente a tutte le aspettative, ho deciso di invitarvi a riflettere sugli effetti collaterali dell'Amore.
Quello che viene ogni giorno schernito, deriso, offeso.
Ripudiato.
Ucciso.
Quello che ho ritratto nel racconto Sirena di terra, premiato non a caso il 25 Novembre 2014, in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle Donne.
Uno stralcio per ricordarci cosa NON è sentimento, NON è passione, NON è complicità.
E che perciò NON deve mai aversi tra due persone raziocinanti.
Allora, eccovi in anteprima un graffiante estratto di quel testo che ha ottenuto, non a caso, la menzione speciale dalla CPO di ASCOLI.
Mentre attendiamo la sua pubblicazione integrale nella speciale Antologia appositamente dedicata.
Quello che viene ogni giorno schernito, deriso, offeso.
Ripudiato.
Ucciso.
Quello che ho ritratto nel racconto Sirena di terra, premiato non a caso il 25 Novembre 2014, in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle Donne.
Uno stralcio per ricordarci cosa NON è sentimento, NON è passione, NON è complicità.
E che perciò NON deve mai aversi tra due persone raziocinanti.
Allora, eccovi in anteprima un graffiante estratto di quel testo che ha ottenuto, non a caso, la menzione speciale dalla CPO di ASCOLI.
Mentre attendiamo la sua pubblicazione integrale nella speciale Antologia appositamente dedicata.
È notte, no, forse il tramonto. O le prima luci dell’alba?
Quando
nasce il sole? Quando?
Le
mani sbracate lungo i fianchi. Livide. Ancora.
Mi
perdo tra la gente. Non ho più nome né ricordi.
Tra
poco pioverà.
Quando
nasce il sole? Quando?
Pioverà,
sento l’odore del mare nelle narici. O è il semplice ricordo dell’estate nella
casa abbarbicata sugli scogli?
La
mente è capace di consolarci proprio quando non lo crediamo più possibile.
Sono
stata una bambina felice, ho costruito castelli di sabbia a prova di ogni
arrembaggio.
Ho
abitato, a lungo, in quei medesimi castelli,
fluttuando per ciascuna stanza con
indosso, orgogliosa, i miei soli gioielli
di conchiglie e coralli lievemente rosati sulle
orecchie.
Le
mani mi pesano sempre di più, di nuovo
illividite.
Ero
una sirena con gambe vellutate, che lui ha sfregiato affinché tornassi a
nasconderle.
I
capelli, li ho dovuti tagliare, e piegare la testa alla sua cieca rabbia.
Vago
per strade che non mi sembra di riconoscere in questa notte eterna.
Tra
poco pioverà sui miei pensieri, sulle parole, sui mille sguardi assenti che
continuo ad incrociare.
Sento
d’essere prigioniera come di un’enorme bolla d’acqua e sapone.
Di
quelle che mi divertivo a gonfiare nella casa abbarbicata sugli scogli, in
mezzo ai miei castelli di sabbia inespugnabili.
Me
ne sto tra la gente, ma non oso pronunciare parole.
Mi
ha contagiato il suo stesso sguardo assente.
Intanto,
ho smesso di avvertire il calore sulle mani.
Ora
sono blocchi di ghiaccio penzolanti.
Spero
non mi si infrangano su ciò che resta dei miei arti inferiori.
Vanno
i pensieri, liberi, almeno quelli possono ancora volare.
Io
sono diventata sirena di terra che ha barattato il suo mare per un bacio. E
qualche altra carezza appena accennata.
Ho
smarrito la memoria del mio nome perché lui mi appellava a seconda dell’umore,
vezzeggiativi o insulti sputati in faccia ad ogni ora nei miei castelli di
sabbia che non gli hanno saputo resistere.....................
Federica Ferretti.
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lunedì 9 febbraio 2015
Interviste eccellenti: Leonardo Metalli
Ve lo avevo presentato come uno dei critici/giornalisti più importanti in ambito musicale.
Non a caso, sta per essere premiato a Sanremo, nella prestigiosa kermesse ormai giunta alla 65esima edizione.
Eccovi tutti i particolari nell'articolo sottostante che mi ha appena passato:
Naturalmente, rileggiamoci insieme anche e soprattutto la "nostra" fantastica intervista!
L’eclettico Leonardo Metalli, il noto giornalista - caporedattore di Tg 1, critico musicale della omonima Chat, non finisce più di stupirci: lo scopriamo infatti impegnato in mille e più attività.
Dal racconto della vita trascorsa dentro alla Rubrica TG1Note, alla trasmissione “Oggi qui, domani là”in onda in 40 puntate su Rai 5 e Rai International in cui, insieme a Renzo Arbore, ripercorre la storia dell’Italia nelle vite di Massimo Troisi, Marisa Laurito, Roberto Benigni, Luciano De Crescenzo, Carlo Verdone...
E mentre scalda i motori per risponderci, ricordando proprio i primi scketch di quest’ultimo, rimembra, non senza commozione, di come suo padre, Alessandro, avesse organizzato in occasione dell’uscita dell’ormai film –cult “Bianco, Rosso e Verdone”, una straordinaria mostra.
Troverete tutto questo e molto altro ancora nell’intervista esclusiva che ci ha rilasciato per la Rubrica “Le Eccellenze”. Dove ci aiuta a continuare il meraviglioso viaggio - inchiesta sul linguaggio musicale che ha già annoverato artisti del calibro del paroliere Antonello De Sanctis così come il compositore Paolo Buonvino.
Vivendo ogni giorno a così stretto contatto tra spettacolo e musica, Leonardo Metalli ci donerà il cosiddetto surplus.
Annunciandoci inoltre, come accennavamo, una svolta radio-televisiva che potrebbe cambiare la vita di milioni di utenti: la sfida del wi-fi libero.
F.F. Buongiorno Leonardo, grazie ancora del tempo che ci hai concesso: incominciamo parlando della di tua “rivoluzione possibile”, una tua idea che è stata presentata all’incontro della nuova corrente sindacale “Giornalisti in Movimento” nella sede di Stampa Romana. Insieme al collega Fabrizio De Jorio, membro del direttivo Asr. Di che si tratta in realtà?
Sarebbe una vera rivoluzione per il nostro paese: noi dobbiamo rinnovare il contratto di servizio in cui si evidenzia la missione della Televisione di Stato, tra cui informare, intrattenere, fare cultura. Noi abbiamo proposto di utilizzare dei ponti della Raiway(2200 in tutta Italia, già affittati dalle maggiori compagnie telefoniche). Potrebbe in un solo colpo offrire anche il servizio Wi-fi, attraverso il solo pagamento del canone, richiamando a sé tutte le persone che non guardano la tv, ma hanno bisogno del collegamento per connettersi in rete. In questo modo, si guadagnerebbe una fetta di pubblico e al tempo stesso si potrebbe entrare nel mondo della telefonia abbattendo i costi anche del 40% rispetto ai tradizionali telefoni cellulari delle varie compagnie. Questo progetto prevede la partecipazione dell’ANCI( Associazione Nazionale Comuni d’Italia) che implementerebbero la rete Wi-fi gratuita con gli hotspot comunali collegati ai ponti di Raiway.
Si vorrebbe creare un servizio in ambito tlc, con un’offerta sia di telefonia che di internet, brandizzata e gestita direttamente dalla tv di Stato. La telefonia è già nelle opzioni della Rai visto che noi affittiamo le nostre linee a operatori del settore. Per questo potremmo essere presenti sul mercato in modo autonomo, oggi, riempiendo quel buco creatosi con la vendita di Telecom agli spagnoli. La cosa assurda è che pur avendo la possibilità di comunicare in autonomia, la Rai invece si obbliga contrattualmente con Telecom e Wind per un servizio il cui costo non solo si potrebbe azzerare ma che ci darebbe anche modo di guadagnare.
Il meccanismo (assurdo) che esiste al momento, infatti, è essenzialmente questo: la Rai affitta le sue postazioni agli operatori di telefonia mobile (Tim, Wind ecc) e poi, i suoi dipendenti, pagano comunque abbonamenti e ricaricabili per ottenere i servizi telefonici di tali compagnie. In pratica, quindi, la Rai restituisce agli operatori telefonici parte del guadagno ottenuto con il affitto delle sue postazioni. Una classica “manovra all’Italiana”, insomma, che non ha alcuna ratio economica né logistica.
F.F. E per il Wi-fi?
Ripeto. Basterebbe un accordo con i Comuni per poter dare agli Italiani l’accesso alla Rete wi-fi in ogni casa. Il segnale corre attraverso i ponti di Rai Way che sono disseminati in oltre 2.200 siti sull’intero territorio nazionale. Il canone di abbonamento sarà l’unico onere a carico del cittadino che usufruirà di un’offerta multipla: tramite pc, cellulare, tablet, etc., potrà collegarsi alla Rete, navigare, comunicare.
Il tutto sembra troppo bello e di semplice realizzazione tecnica per essere vero ma, in realtà, è complesso: come spiegato, si tratta di ripensare ad un utilizzo più lungimirante, utile ed economicamente redditizio di infrastrutture che la televisione di stato già possiede ed al momento sfrutta poco e male. Se la mia proposta dovesse divenire realtà, si potrebbe difatti giustificare in maniera definitiva il pagamento del canone con un’offerta aggiuntiva di servizi. Chiedendo, magari, un piccolo sovrapprezzo per tutti gli abbonati che volessero utilizzare anche il servizio di telefonia mobile targato Rai ed aumentando così gli introiti, senza ulteriori costi se non quelli inerenti un eventuale servizio d’assistenza per i nuovi clienti. Un’idea semplice quanto rivoluzionaria, che però non a caso è ancora poco discussa all’interno di Viale Mazzini e ancor meno raccontata all’esterno…
F.F. Giornalista italiano oggi: come ci si muove tra on-line e cartaceo?
C’è di certo una grande differenza tra la televisione, la carta stampata e il web.
Il web è un miscuglio di tutto, attraverso cui si dovrebbe realizzare la massima aspirazione alla libertà di espressione. Al tempo stesso si incorre nella possibilità di essere contestati, per cui questa presunta libertà di espressione si rivela in realtà una lama a doppio taglio difficile da gestire. Non è come la televisione, alla quale invece non si può replicare. Cioè questa libertà non è guidata, la contestazione arriva in diretta e non può essere arginata. Io sono stato tra i primi a credere nelle potenzialità della rete, con i direttori del Tg 1, Gianni Riotta e Augusto Minzolini, ed è nato il TG 1 Web. In Rai, c’era l’esperimento “Televideo” che ha funzionato molto bene per tanti anni, quella del web è l’evoluzione alla quale è difficile sottrarsi, una vera sfida professionale. Avevo proposto nell’ambito delle redazioni tematiche di realizzare i canali on-line con un progetto, ovvero recuperare tutto il materiale girato e conservato in archivio da riversare nei canali tematici delle varie redazioni. La proposta ancora c’è ed è partita da me e dal TG1…
F.F. Tg1 Note: solo un caro ricordo?
Di certo, ha costituito un buon lancio per molti giovani artisti. Faceva il 32 % di share e non so ancora perché sia stato chiuso. Io avevo parallelamente creato un gruppo su FB dove il livello dei partecipanti era talmente alto che ho visto emergere molti di loro, come per esempio Raphale Gualazzi, vincitore di un’edizione di Sanremo. Quando andava in onda, un pezzo al Tg1 Note faceva molto bene ai giovani artisti. Ho vinto 10 premi con le etichette indipendenti. Andavo tra i cosiddetti sconosciuti e cercavamo di dare delle belle chances a tutti. Poi con i tagli, è andata così. Penso che la Rai dovrebbe fare presto un programma per le voci minori che, come ho proposto, possono diventare dei grandi nomi. Ma è pur vero che in un momento simile anche i grandi artisti finiscono per essere inghiottiti dalla cresi ed il guaio è che né la politica né le istituzioni né la Rai hanno ancora individuato questi punti.
F.F. Sei critico musicale: quanto conta una buona critica per un artista? Progetti per il futuro?
Oggi la critica è cambiata, ma io spero ancora di poter realizzare un programma musicale on-line. Pensavo di utilizzare il Form Music Village, dove sono state realizzate le più grandi colonne sonore al mondo, utilizzato da Ennio Morricone, Nino Rota, Piccioni, così come vi hanno registrato anche Renzo Arbore e Claudio Baglioni. Si poteva fare una sorta di reality musicale, ma visto in un altro modo. Siamo già alla raccolta firme: online abbiamo lanciato una petizione che ha già ottenuto 15.000 adesioni.
F.F. Cosa significa fare cultura oggi, con i social che lanciano fenomeni in continuazione?
Ormai ognuno di noi può scegliere se seguire la televisione o il Tg in rete. I giovani si creano il momento, non aspettano più l’appuntamento fisso del Tg sul determinato canale così come il film del Lunedì sera o il grande varietà. Ed è questa, in sostanza, la più grande differenza tra rete e televisione. Al tempo stesso è diventato più difficile fare cultura, per mancanza di fondi ed investimenti. Io quindi punterei di più sul web come stavo spiegando.
F.F. Dedicheresti un brano ai nostri lettori?
Sì, certo l’urlo della rete che si può definire il primo vero inno del Web Italiano. F.F. Che cos'è?
La posso raccontare con questa descrizione: “ Forza coraggio brava gente da sempre indifferente, solo chi merita batte il prepotente. Vita che corre sulla rete, chi ha cuore e chi ci crede riforma le città. Vita rubata dai cialtroni vestiti da buffoni che mangiano milioni”. Queste sono le parole della mia canzone di impegno sociale che spero possano arrivare a più gente possibile per consolidare il sentimento di amore per l’Italia che deve rinascere.
Federica Ferretti
Non a caso, sta per essere premiato a Sanremo, nella prestigiosa kermesse ormai giunta alla 65esima edizione.
Eccovi tutti i particolari nell'articolo sottostante che mi ha appena passato:
Naturalmente, rileggiamoci insieme anche e soprattutto la "nostra" fantastica intervista!
Leonardo Metalli: il mio sogno? Piu' musica in tv e wi-fi gratis
Lunedì 03 Marzo - 16:59 Federica Ferretti
L’eclettico Leonardo Metalli, il noto giornalista - caporedattore di Tg 1, critico musicale della omonima Chat, non finisce più di stupirci: lo scopriamo infatti impegnato in mille e più attività.
Dal racconto della vita trascorsa dentro alla Rubrica TG1Note, alla trasmissione “Oggi qui, domani là”in onda in 40 puntate su Rai 5 e Rai International in cui, insieme a Renzo Arbore, ripercorre la storia dell’Italia nelle vite di Massimo Troisi, Marisa Laurito, Roberto Benigni, Luciano De Crescenzo, Carlo Verdone...
E mentre scalda i motori per risponderci, ricordando proprio i primi scketch di quest’ultimo, rimembra, non senza commozione, di come suo padre, Alessandro, avesse organizzato in occasione dell’uscita dell’ormai film –cult “Bianco, Rosso e Verdone”, una straordinaria mostra.
Troverete tutto questo e molto altro ancora nell’intervista esclusiva che ci ha rilasciato per la Rubrica “Le Eccellenze”. Dove ci aiuta a continuare il meraviglioso viaggio - inchiesta sul linguaggio musicale che ha già annoverato artisti del calibro del paroliere Antonello De Sanctis così come il compositore Paolo Buonvino.
Vivendo ogni giorno a così stretto contatto tra spettacolo e musica, Leonardo Metalli ci donerà il cosiddetto surplus.
Annunciandoci inoltre, come accennavamo, una svolta radio-televisiva che potrebbe cambiare la vita di milioni di utenti: la sfida del wi-fi libero.
F.F. Buongiorno Leonardo, grazie ancora del tempo che ci hai concesso: incominciamo parlando della di tua “rivoluzione possibile”, una tua idea che è stata presentata all’incontro della nuova corrente sindacale “Giornalisti in Movimento” nella sede di Stampa Romana. Insieme al collega Fabrizio De Jorio, membro del direttivo Asr. Di che si tratta in realtà?
Sarebbe una vera rivoluzione per il nostro paese: noi dobbiamo rinnovare il contratto di servizio in cui si evidenzia la missione della Televisione di Stato, tra cui informare, intrattenere, fare cultura. Noi abbiamo proposto di utilizzare dei ponti della Raiway(2200 in tutta Italia, già affittati dalle maggiori compagnie telefoniche). Potrebbe in un solo colpo offrire anche il servizio Wi-fi, attraverso il solo pagamento del canone, richiamando a sé tutte le persone che non guardano la tv, ma hanno bisogno del collegamento per connettersi in rete. In questo modo, si guadagnerebbe una fetta di pubblico e al tempo stesso si potrebbe entrare nel mondo della telefonia abbattendo i costi anche del 40% rispetto ai tradizionali telefoni cellulari delle varie compagnie. Questo progetto prevede la partecipazione dell’ANCI( Associazione Nazionale Comuni d’Italia) che implementerebbero la rete Wi-fi gratuita con gli hotspot comunali collegati ai ponti di Raiway.
Si vorrebbe creare un servizio in ambito tlc, con un’offerta sia di telefonia che di internet, brandizzata e gestita direttamente dalla tv di Stato. La telefonia è già nelle opzioni della Rai visto che noi affittiamo le nostre linee a operatori del settore. Per questo potremmo essere presenti sul mercato in modo autonomo, oggi, riempiendo quel buco creatosi con la vendita di Telecom agli spagnoli. La cosa assurda è che pur avendo la possibilità di comunicare in autonomia, la Rai invece si obbliga contrattualmente con Telecom e Wind per un servizio il cui costo non solo si potrebbe azzerare ma che ci darebbe anche modo di guadagnare.
Il meccanismo (assurdo) che esiste al momento, infatti, è essenzialmente questo: la Rai affitta le sue postazioni agli operatori di telefonia mobile (Tim, Wind ecc) e poi, i suoi dipendenti, pagano comunque abbonamenti e ricaricabili per ottenere i servizi telefonici di tali compagnie. In pratica, quindi, la Rai restituisce agli operatori telefonici parte del guadagno ottenuto con il affitto delle sue postazioni. Una classica “manovra all’Italiana”, insomma, che non ha alcuna ratio economica né logistica.
F.F. E per il Wi-fi?
Ripeto. Basterebbe un accordo con i Comuni per poter dare agli Italiani l’accesso alla Rete wi-fi in ogni casa. Il segnale corre attraverso i ponti di Rai Way che sono disseminati in oltre 2.200 siti sull’intero territorio nazionale. Il canone di abbonamento sarà l’unico onere a carico del cittadino che usufruirà di un’offerta multipla: tramite pc, cellulare, tablet, etc., potrà collegarsi alla Rete, navigare, comunicare.
Il tutto sembra troppo bello e di semplice realizzazione tecnica per essere vero ma, in realtà, è complesso: come spiegato, si tratta di ripensare ad un utilizzo più lungimirante, utile ed economicamente redditizio di infrastrutture che la televisione di stato già possiede ed al momento sfrutta poco e male. Se la mia proposta dovesse divenire realtà, si potrebbe difatti giustificare in maniera definitiva il pagamento del canone con un’offerta aggiuntiva di servizi. Chiedendo, magari, un piccolo sovrapprezzo per tutti gli abbonati che volessero utilizzare anche il servizio di telefonia mobile targato Rai ed aumentando così gli introiti, senza ulteriori costi se non quelli inerenti un eventuale servizio d’assistenza per i nuovi clienti. Un’idea semplice quanto rivoluzionaria, che però non a caso è ancora poco discussa all’interno di Viale Mazzini e ancor meno raccontata all’esterno…
F.F. Giornalista italiano oggi: come ci si muove tra on-line e cartaceo?
C’è di certo una grande differenza tra la televisione, la carta stampata e il web.
Il web è un miscuglio di tutto, attraverso cui si dovrebbe realizzare la massima aspirazione alla libertà di espressione. Al tempo stesso si incorre nella possibilità di essere contestati, per cui questa presunta libertà di espressione si rivela in realtà una lama a doppio taglio difficile da gestire. Non è come la televisione, alla quale invece non si può replicare. Cioè questa libertà non è guidata, la contestazione arriva in diretta e non può essere arginata. Io sono stato tra i primi a credere nelle potenzialità della rete, con i direttori del Tg 1, Gianni Riotta e Augusto Minzolini, ed è nato il TG 1 Web. In Rai, c’era l’esperimento “Televideo” che ha funzionato molto bene per tanti anni, quella del web è l’evoluzione alla quale è difficile sottrarsi, una vera sfida professionale. Avevo proposto nell’ambito delle redazioni tematiche di realizzare i canali on-line con un progetto, ovvero recuperare tutto il materiale girato e conservato in archivio da riversare nei canali tematici delle varie redazioni. La proposta ancora c’è ed è partita da me e dal TG1…
F.F. Tg1 Note: solo un caro ricordo?
Di certo, ha costituito un buon lancio per molti giovani artisti. Faceva il 32 % di share e non so ancora perché sia stato chiuso. Io avevo parallelamente creato un gruppo su FB dove il livello dei partecipanti era talmente alto che ho visto emergere molti di loro, come per esempio Raphale Gualazzi, vincitore di un’edizione di Sanremo. Quando andava in onda, un pezzo al Tg1 Note faceva molto bene ai giovani artisti. Ho vinto 10 premi con le etichette indipendenti. Andavo tra i cosiddetti sconosciuti e cercavamo di dare delle belle chances a tutti. Poi con i tagli, è andata così. Penso che la Rai dovrebbe fare presto un programma per le voci minori che, come ho proposto, possono diventare dei grandi nomi. Ma è pur vero che in un momento simile anche i grandi artisti finiscono per essere inghiottiti dalla cresi ed il guaio è che né la politica né le istituzioni né la Rai hanno ancora individuato questi punti.
F.F. Sei critico musicale: quanto conta una buona critica per un artista? Progetti per il futuro?
Oggi la critica è cambiata, ma io spero ancora di poter realizzare un programma musicale on-line. Pensavo di utilizzare il Form Music Village, dove sono state realizzate le più grandi colonne sonore al mondo, utilizzato da Ennio Morricone, Nino Rota, Piccioni, così come vi hanno registrato anche Renzo Arbore e Claudio Baglioni. Si poteva fare una sorta di reality musicale, ma visto in un altro modo. Siamo già alla raccolta firme: online abbiamo lanciato una petizione che ha già ottenuto 15.000 adesioni.
F.F. Cosa significa fare cultura oggi, con i social che lanciano fenomeni in continuazione?
Ormai ognuno di noi può scegliere se seguire la televisione o il Tg in rete. I giovani si creano il momento, non aspettano più l’appuntamento fisso del Tg sul determinato canale così come il film del Lunedì sera o il grande varietà. Ed è questa, in sostanza, la più grande differenza tra rete e televisione. Al tempo stesso è diventato più difficile fare cultura, per mancanza di fondi ed investimenti. Io quindi punterei di più sul web come stavo spiegando.
F.F. Dedicheresti un brano ai nostri lettori?
Sì, certo l’urlo della rete che si può definire il primo vero inno del Web Italiano. F.F. Che cos'è?
La posso raccontare con questa descrizione: “ Forza coraggio brava gente da sempre indifferente, solo chi merita batte il prepotente. Vita che corre sulla rete, chi ha cuore e chi ci crede riforma le città. Vita rubata dai cialtroni vestiti da buffoni che mangiano milioni”. Queste sono le parole della mia canzone di impegno sociale che spero possano arrivare a più gente possibile per consolidare il sentimento di amore per l’Italia che deve rinascere.
Federica Ferretti
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domenica 11 gennaio 2015
Inteviste eccellenti: il Carmelo Sardo di Malerba
La Malerba che non brucia piu':ce la racconta Sardo
Dalla Rubrica Le Eccellenze
Mercoledì 11 Giugno 2014 - 06:55, Federica Ferretti
Il tema caldo, dalla drammatica attualità, della "fine pena
mai", sta per essere raccontato in un modo
diverso, per tanti, troppi versi, addirittura toccante.
Carmelo Sardo, il noto giornalista del Tg 5, in verità già
nostro ospite,
è appena uscito con il suo Malerba (Mondadori).E torna oggi sul nostro Corriere, in una maniera altrettanto inaspettata, fin quasi soprendente: ha scelto così di contribuire alla nostra inchiesta sulla scrittura-giornalismo.
F.F. Il carcere è un tema caldo, un tema con cui occupare le pagine di cronaca certi di fare scalpore. Nell’ottica di Carmelo Sardo, noto giornalista del Tg5, che ha scritto il suo secondo libro “Malerba” a quattro mani con l’ergastolano Giuseppe Grassonelli, no. C’è umanità nel suo raccontare la “fine pena mai”. Che vuol dire?
La nostra costituzione prevede che il carcere serva a recuperare chi ha sbagliato, non a punirlo. Deve cioè restituire alla società uomini nuovi, diversi, tornati nella legalità. Conosco personalmente storie di criminali che sono entrati in carcere come uomini a perdere, e che invece, seguiti adeguatamente da educatori, da personale qualificato, da docenti universitari che svolgono un lavoro silenzioso ma efficace, si ritrovano e imboccano straordinari percorsi di recupero. Io ho passato a 20 anni, 9 mesi in un carcere di massima sicurezza come agente di custodia per il servizio militare ed ho trovato più umanità in quel carcere che in molti ambienti della vita sociale.
F.F. Cosa hanno visto e vedono gli occhi di Carmelo?
Dentro ho visto la voglia di riscatto, di rinascita di chi ha sbagliato e con dignità sta scontando la sua pena. Fuori vedo, specie nei palazzi del potere, un preoccupante disincanto verso le esigenze fisiologiche dei condannati. Basti guardare le condizioni pietose in cui versano le nostre carceri e i continui bacchetta menti dell’Europa al nostro paese che non fa abbastanza per rendere più civile e decorosa la detenzione.
F.F. Perché tanto interesse e “familiarità” con una simile tematica?
Proprio perché ci sono passato. Come dicevo prima ho fatto il militare nel corpo della polizia penitenziaria e ho toccato con mano una realtà che da fuori uno non immagina neanche. Dietro le sbarre ci sono uomini veri, padri di famiglia, mariti, figli, che sanno di aver sbagliato ma non per questo bisogna chiudere loro la porta in faccia. Ho passato lunghe notti di servizio a parlare con loro, a sentire le loro ansie, le loro angosce, pentiti degli errori e pronti a dimostrare di essere diversi, nuovi.
F.F. Chi è Malerba davvero?
Malerba è un uomo straordinario, di un’intelligenza fuori dal comune. Un uomo entrato in carcere a 26 anni semianalfabeta e dopo 22 anni di dura prigione, oggi è un uomo di grande cultura, laureato in lettere moderne con 110 e lode. Malerba, erba tinta, erba cattiva, è Giuseppe Grassonelli, come veniva chiamato nella sua Porto Empedocle quando era un ragazzo. Poi un giorno gli hanno sterminato la famiglia, la mafia voleva morto anche lui, e il destino lo ha trascinato in una storia drammatica contenuta nel libro che abbiamo scritto insieme, Malerba appunto, edito da Mondadori, collana Strade blu.
F.F. Sei venuto in Abruzzo, precisamente nel carcere di Sulmona per discuterne. Cosa pensi della nostra regione anche alla luce di questa “visita”?
Abbiamo parlato di “fine pena mai” e ho potuto apprezzare le sensibilità vere degli abruzzesi sollecitati su un tema così delicato. Vi hanno preso parte oltre 500 persone, e non solo professionisti, ma anche comuni cittadini, abruzzesi che hanno scaldato le corde più recondite dell’animo di fronte al dramma vissuto dagli ergastolani che sono intervenuti con le loro angosciose storie. L’Abruzzo è una terra cosi’ meravigliosa, pensate che lo stesso Giuseppe Grassonelli, quando l’hanno trasferito qui nel carcere di Sulmona e ha notato cosa si vedeva dalla sua cella, mi ha raccontato di non aver dormito la notte incantato a guardare le montagne che non aveva mai visto in altre carceri e ad annusare l’aria d’Abruzzo.
F.F. Pensi che Il tuo Giuseppe Grassonelli possa davvero essere riabilitato da una simile esperienza?E mi riferisco alla vostra avventura letteraria, perché lui è condannato all’ergastolo, giusto…?
Grassonelli è un uomo diverso, nuovo, cambiato, un’intelligenza che meriterebbe di essere restituita alla società. Ma ha subito l’ergastolo ostativo che non gli permette di accedere ad alcun beneficio: neppure un’ora di permesso per tutto il resto della sua vita. E credo sia un’inciviltà specie se pensiamo che altri criminali che hanno ucciso perfino poliziotti, sono in semilibertà dopo 20 anni di carcere e lui che ha ucciso mafiosi e sicari per sopravvivere e per vendicare i suoi cari, è destinato a marcire in una cella.
F.F. Ti sentiresti di maturare una proposta di legge dopo questa tua-vostra esperienza così particolare?
Non spetta a me, semplice giornalista e scrittore, farlo. Ma ci sono associazioni che da anni si battono per questo con orgoglio e dignità e stanno raccogliendo sempre più consensi che prima o poi il governo dovrà rendersi conto che l’ergastolo ostativo è una pena di morte per i vivi. Sono fiducioso. F.F. Quanto ti ha ispirato l’avventura cinematografica dei fratelli Taviani “Cesare deve Morire”?
Non mi ha ispirato per niente perché non ho neppure visto il film e capisco che è una mia lacuna.
F.F. Secondo te, questa forma di punizione così estrema e per tanti troppi versi disumana, ha ancora un senso nelle carceri italiane?
Non ha più alcun senso, ma attenzione, solo per chi dimostra di essersi recuperato. Chiaro che per un mafioso all’ergastolo che dal carcere continua a lanciare minacce contro tutto e tutti e soprattutto contro i magistrati, come Totò Riina per intenderci, non merita alcun beneficio. Io mi riferisco solo ai tanti Grassonelli sepolti nelle nostre carceri che sono diventate persone a cui affideresti i tuoi figli.
F.F. Cosa senti di poter aggiungere a quanto già detto -fatto -proposto su questo tema?
Mi piacerebbe che chi governa questo paese andasse in carcere a incontrare i tanti Grassonelli, a passare con loro mezza giornata in cella, come ho fatto io. E chissà, forse capirebbero.
Federica Ferretti
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