lunedì 9 febbraio 2015

Interviste eccellenti: Leonardo Metalli

Ve lo avevo presentato come uno dei critici/giornalisti  più importanti in ambito musicale.
Non a caso, sta per essere premiato a Sanremo, nella prestigiosa kermesse ormai giunta alla 65esima edizione.
Eccovi tutti i particolari nell'articolo sottostante che mi ha appena passato:



Naturalmente, rileggiamoci insieme anche e soprattutto la "nostra" fantastica intervista!




Leonardo Metalli: il mio sogno? Piu' musica in tv e wi-fi gratis


Lunedì 03 Marzo - 16:59 Federica Ferretti



L’eclettico Leonardo Metalli, il noto giornalista - caporedattore di Tg 1, critico musicale della omonima Chat,  non finisce più di stupirci:  lo scopriamo infatti impegnato in mille e più attività.
Dal racconto della vita trascorsa dentro alla  Rubrica TG1Note, alla trasmissione “Oggi qui, domani là”in onda in 40 puntate su Rai 5 e Rai International in cui,  insieme a  Renzo Arbore,  ripercorre la storia dell’Italia  nelle vite di Massimo Troisi, Marisa Laurito, Roberto Benigni, Luciano De Crescenzo, Carlo Verdone...


E mentre scalda i motori per risponderci, ricordando proprio i primi scketch di quest’ultimo,  rimembra, non senza commozione, di come suo padre, Alessandro, avesse organizzato in occasione dell’uscita dell’ormai film –cult  “Bianco,  Rosso e Verdone”, una straordinaria mostra.


Troverete tutto questo e molto altro ancora nell’intervista esclusiva che  ci ha rilasciato per la Rubrica  “Le Eccellenze”. Dove ci aiuta a continuare il  meraviglioso viaggio - inchiesta sul linguaggio musicale che ha già annoverato artisti del calibro del paroliere  Antonello De Sanctis così come il compositore Paolo Buonvino.
Vivendo  ogni giorno a così stretto contatto  tra spettacolo e musica,   Leonardo Metalli ci donerà il cosiddetto surplus.
Annunciandoci inoltre, come accennavamo,  una svolta radio-televisiva che potrebbe cambiare la vita di milioni di utenti: la sfida del wi-fi libero.


F.F. Buongiorno Leonardo, grazie ancora del tempo che ci hai concesso: incominciamo parlando della  di  tua “rivoluzione possibile”,  una tua idea che è stata presentata all’incontro della nuova corrente sindacale “Giornalisti in Movimento” nella sede di Stampa Romana. Insieme al collega Fabrizio De Jorio, membro del direttivo Asr. Di che si tratta in realtà?
Sarebbe una vera rivoluzione per il nostro paese: noi dobbiamo rinnovare il contratto di servizio in cui si evidenzia la missione della   Televisione  di Stato, tra cui informare, intrattenere, fare cultura. Noi abbiamo proposto di utilizzare dei ponti della Raiway(2200 in tutta Italia, già affittati dalle maggiori  compagnie telefoniche). Potrebbe in un solo colpo offrire anche il servizio Wi-fi, attraverso il solo pagamento del canone, richiamando a sé tutte le persone che non guardano  la tv, ma hanno bisogno del collegamento per connettersi in rete. In questo modo, si  guadagnerebbe una fetta di pubblico e  al tempo stesso si potrebbe entrare nel mondo della telefonia abbattendo i costi anche del 40% rispetto  ai tradizionali telefoni cellulari delle varie compagnie.  Questo progetto prevede la partecipazione  dell’ANCI( Associazione Nazionale Comuni d’Italia) che implementerebbero la rete Wi-fi gratuita con gli hotspot comunali collegati ai ponti di Raiway.
Si vorrebbe  creare un servizio in ambito tlc, con un’offerta sia di telefonia che di internet, brandizzata e gestita direttamente dalla tv di Stato. La telefonia è già nelle opzioni della Rai visto che noi affittiamo le nostre linee a operatori del settore. Per questo potremmo essere presenti sul mercato in modo autonomo, oggi, riempiendo quel buco creatosi con la vendita di Telecom agli spagnoli. La cosa assurda è che pur avendo la possibilità di comunicare in autonomia, la Rai invece si obbliga contrattualmente con Telecom e Wind per un servizio il cui costo non solo si potrebbe azzerare ma che ci darebbe anche modo di guadagnare.
Il meccanismo (assurdo) che esiste al momento, infatti, è essenzialmente questo: la Rai affitta le sue postazioni agli operatori di telefonia mobile (Tim, Wind ecc) e poi, i suoi dipendenti, pagano comunque abbonamenti e ricaricabili per ottenere i servizi telefonici di tali compagnie. In pratica, quindi, la Rai restituisce agli operatori telefonici parte del guadagno ottenuto con il affitto delle sue postazioni. Una classica “manovra all’Italiana”, insomma, che non ha alcuna ratio economica né logistica.

F.F. E per il Wi-fi?
Ripeto.  Basterebbe un accordo con i Comuni per poter dare agli Italiani l’accesso alla Rete wi-fi in ogni casa. Il segnale corre attraverso i ponti di Rai Way che sono disseminati in oltre 2.200 siti sull’intero territorio nazionale. Il canone di abbonamento sarà l’unico onere a carico del cittadino che usufruirà di un’offerta multipla: tramite pc, cellulare, tablet, etc., potrà collegarsi alla Rete, navigare, comunicare.
Il tutto sembra troppo bello e di semplice realizzazione tecnica per essere vero ma, in realtà, è complesso:  come spiegato, si tratta di ripensare ad un utilizzo più lungimirante, utile ed economicamente redditizio di infrastrutture che la televisione di stato già possiede ed al momento sfrutta poco e male. Se la mia proposta  dovesse divenire realtà, si potrebbe difatti giustificare in maniera definitiva il pagamento del canone con un’offerta aggiuntiva di servizi. Chiedendo, magari, un piccolo sovrapprezzo per tutti gli abbonati che volessero utilizzare anche il servizio di telefonia mobile targato Rai ed aumentando così gli introiti, senza ulteriori costi se non quelli inerenti un eventuale servizio d’assistenza per i nuovi clienti. Un’idea semplice quanto rivoluzionaria,  che però non a caso è ancora poco discussa all’interno di Viale Mazzini e ancor meno raccontata all’esterno…

F.F. Giornalista italiano oggi: come ci si muove tra on-line e cartaceo?
C’è di certo una grande differenza tra la televisione,  la carta stampata e il web.
Il web è un miscuglio di tutto, attraverso cui si dovrebbe realizzare  la massima aspirazione alla libertà di espressione.  Al  tempo stesso si incorre nella possibilità di essere contestati, per cui questa presunta  libertà di espressione si rivela in realtà una lama a doppio taglio difficile da gestire. Non è come la televisione, alla quale  invece non si può replicare. Cioè questa libertà non è guidata, la contestazione arriva in diretta e non può essere arginata. Io sono stato tra i primi a credere nelle potenzialità della rete, con  i direttori del Tg 1, Gianni  Riotta e Augusto Minzolini, ed è nato il TG 1 Web. In Rai, c’era l’esperimento  “Televideo” che ha funzionato molto bene per tanti anni,  quella del web è l’evoluzione alla quale è difficile sottrarsi, una vera sfida professionale. Avevo proposto nell’ambito delle redazioni tematiche di realizzare i canali on-line  con un progetto, ovvero recuperare tutto il materiale girato e conservato in archivio  da riversare nei canali tematici delle  varie redazioni. La proposta ancora c’è ed è partita da me e dal TG1…

F.F. Tg1 Note: solo un caro ricordo?
Di certo, ha costituito un buon lancio per molti giovani artisti. Faceva il 32 % di share e non so ancora perché sia stato chiuso. Io avevo parallelamente creato un gruppo su FB dove il livello dei partecipanti era talmente alto che ho visto emergere molti di loro, come per esempio Raphale Gualazzi, vincitore di un’edizione di Sanremo.  Quando andava in onda, un pezzo al Tg1 Note faceva molto bene ai giovani artisti.  Ho vinto 10 premi con le etichette indipendenti. Andavo tra i cosiddetti sconosciuti e cercavamo di  dare delle belle chances a tutti. Poi con i tagli, è andata così. Penso che la Rai dovrebbe fare  presto un programma per le voci minori che, come ho proposto, possono  diventare dei grandi nomi. Ma è pur vero che in un momento simile anche i grandi artisti  finiscono per essere inghiottiti dalla cresi ed il guaio è che né la politica né le istituzioni né la Rai hanno ancora individuato questi punti.

F.F. Sei critico musicale: quanto conta una buona critica per un artista?  Progetti per il futuro?
Oggi la critica è cambiata, ma io spero ancora di poter realizzare un programma musicale on-line. Pensavo di utilizzare il Form Music Village, dove sono state realizzate le più grandi colonne sonore al mondo, utilizzato da Ennio Morricone, Nino Rota, Piccioni, così come vi hanno registrato anche Renzo Arbore e Claudio Baglioni. Si poteva fare una sorta di reality musicale, ma visto in un altro modo. Siamo già alla raccolta firme: online abbiamo lanciato una petizione che ha  già ottenuto 15.000 adesioni.

F.F.  Cosa significa fare cultura oggi, con i social che lanciano fenomeni in continuazione?
Ormai ognuno di noi può scegliere se seguire la televisione o il Tg in rete. I giovani si creano il momento, non aspettano più l’appuntamento fisso del Tg sul determinato canale così come il film del Lunedì sera o il grande varietà. Ed è questa, in sostanza, la più grande differenza tra rete e televisione. Al tempo stesso è diventato più difficile fare cultura, per mancanza di fondi ed investimenti. Io quindi punterei di più sul web come stavo spiegando.

F.F. Dedicheresti un brano ai nostri lettori?
Sì, certo l’urlo della rete che si può definire il primo vero inno del Web Italiano.
F.F. Che cos'è?
La posso raccontare con questa descrizione: “ Forza coraggio brava gente da sempre indifferente, solo chi merita batte il prepotente. Vita che corre sulla rete, chi ha cuore e chi ci crede riforma le città. Vita rubata dai cialtroni vestiti da buffoni che mangiano milioni”.  Queste sono le parole della mia canzone di impegno sociale che spero possano arrivare a più gente possibile per consolidare il sentimento di amore per  l’Italia che deve rinascere.

Federica Ferretti



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lunedì 2 febbraio 2015

Interviste eccellenti: Roberto Cacciapaglia

Il pescatore di perle musicali: la rivoluzione di Cacciapaglia



(Dall'intervista pubblicata il 20.03.2014)

Continua   la nostra inchiesta sul linguaggio musicale...

Oggi, sono perciò  onorata di potervi presentare uno degli artisti italiani più famosi all’Estero: l’eclettico Roberto Cacciapaglia,  noto musicista e produttore milanese, diplomatosi al Giuseppe Verdi, che è stato pioniere tra i pionieri d’Italia nel campo della musica elettronica e non solo,  lavorando  infatti con la Rai ed il CNR di Pisa.
Così  immersi nella contemporaneità, i suoi capolavori hanno spesso impreziosito  campagne  pubblicitarie  le quali, attraverso il suo tocco “sinestetico”, sono diventate  subito universali: è il caso di Atlantico in Illy 2006 o Sarabanda per la Barilla, per citare alcuni dei “commenti” di quelle pubblicità rimaste più  impresse nel nostro cuore.
Mentre vince la sfida rivolta ad artisti che, più o meno giovani,  interessati a migliorare, vogliono seguire un percorso di crescita individuale, oltre che compositivo, esce con un album che rimanda espressivamente al linguaggio.
Si intitola Alphabet, che viene appunto descritto dal M° come “l’incontro con il suono acustico con la tecnologia più sofisticata”.
E lo ringraziamo per una dedica davvero rivolta emblematicamente  alla nostra regione…






F.F. Roberto Cacciapaglia ci racconta la sua ennesima rivoluzione-evoluzione.
È l’incontro con il suo acustico del pianoforte, il quale a sua volta incontra una tecnologia molto sofisticata e dà la possibilità di far vedere i suoni invisibili, che si definiscono e che si possono paragonare con degli armonici. Possiamo pensare a dei raggi, cioè le onde sonore che raggiungono lo spettatore. Di solito, mandiamo il suono ma poi lo perdiamo.attraverso questa speciale tecnologia, invece, abbiamo la possibilità di seguire le onde che arrivano a chi le ascolta.
F.F. Il senso del suo “Alphabet”.
Le lettere sono la sorgente di tutti i linguaggi, è un po’ come il suono immobile che attraverso le forme arriva all’ascoltatore. Possiamo tracciare un’analogia con la notazione britannica, dove si usano appunto le lettere, lo spazio ed i numeri possono essere interpretati come lo spazio ed il tempo e scandiscono la musica come sorgente di tutte le possibilità.
F.F Attraversa gli stili: il suo segreto.
Io ho un mio filo conduttore, un’idea base che consiste nel pensare la musica come mezzo e non fine. Se parliamo di stili posso dire che si lavora sullo spazio esterno ed interno, ovvero sulla concent5razione e propagazione che lavorano insieme. Se la musica è rivolta al sociale, la cosa cambia un po’ di più perché ha una funzione di contatto. Se paragoniamo un suono invocativo in una chiesetta Abruzzese dell’anno 1000, sarà molto simile a quello riprodotto oggi nella medesima chiesetta in mezzo alle vostre splendide montagne. Se si rivolge un suono all’esterno, quindi paragoniamo quello di una band degli anni 50 ad una dei nostri giorni, il contesto è completamente diverso, dai ritmi all’abbigliamento. I suoni che si rivolgono all’interno non mutano…
F.F. Cioè i suoni che si rivolgono all’anima?
Sì, possiamo dire all’anima, o comunque cambiano molto meno un po’ come il sole.
F.F.  Quanto hanno contato gli spot pubblicitari nella sua carriera?
Tanto, ho potuto pagarmi gli studi al conservatorio, indubbiamente mi hanno aiutato a farmi conoscere. Certo, gli spot mi devono corrispondere, anche come musica, cioè come compositore. La musica esercita il suo potere in ogni luogo, anche al servizio di altro.
F.F. Quanto è importante il vettore pubblicatario e/o cinematografico per un compositore moderno?
Come dicevo, è una palestra straordinaria ed è innegabile che anche molti dei miei fans mi hanno “trovato” attraverso i jingles.
F.F. Come argina la crisi esistenziale degli ultimi tempi il M° Cacciapaglia?
A livello emozionale. Il giovane è colui che ha voglia di crescere e di stupirsi, non conta in questa caso l’età anagrafica. In una civiltà che si rispetti, ci si dovrebbe comportare come in Irlanda, dove giovani e meno giovani discorrono assieme al pub la sera. La crisi può anche servire a riflettere , anche se non mi fraintenda, non ne sono assolutamente contento. Poiché purtroppo assistiamo anche al  contemporaneo degrado della natura. La musica può anche aiutarci a riflettere con scelte più eque nella nostra quotidianità.
F.F. Fonti di ispirazione?
Il pre - linguagguio: il silenzio. Che è paradossalmente diventata  la cosa più cara. Un tempo, la musica era un atto volontario. Oggi,è un continuo, dal supermercato al negozio di abbigliamento, per fare qualche esempio. Cioè la musica è diventata un slavagente, perché il silenzio ci mette a nudo mentre va rispettato ed è èer questo la prima fonte di ispirazione. Ci siamo allontanati tanto dalla produzione naturale che poi ci ripaga come ci sta ripagando. Così dobbiamo tornare alle origini.
F.F. Secondo lei, è possibile un’ulteriore evoluzione artistica o siamo in preda ad un neodecadentismo espressivo?
Ma no, stiamo incominciando adesso. È l’inizio dell’incontro con il tocco, fino all’onda che si comprime ed espande sino ad arrivare a creare una comunicazione con gli altri. È un viaggio che deve arrivare a portare alla luce. Penso ad un suono subacqueo, che cerco come un pescatore di perle. Il pianoforte è come un veliero che naviga nello spazio tra le onde sonore.
F.F. La quotidianità di Cacciapaglia: cosa le piace fare?
Mi piacciono le barzellette, ridere ed esprimere  la gioia di vivere  in ogni ambito.
F.F. Una sua dedica ai lettori de ilcorrieredabruzzo.it
Evidence, tratta dal mio ultimo album, per sublimare la bellezza della vostra terra in mezzo alle vostre stupefacenti montagne.


Federica Ferretti


© Riproduzione riservata

domenica 1 febbraio 2015

Interviste eccellenti: Carlo Grante



Intervista a Carlo Grante

Giovedì 24 Ottobre 2013- 10:16 Federica Ferretti


Dopo avervi presentato la voce di un autore, un paroliere profondamente legato al nostro Abruzzo, Antonello De Sanctis, ci occuperemo di un artista autoctono, un aquilano che ha portato la sua peculiare espressione musicale in giro per il mondo, ma che, a breve, tornerà appunto ad esibirsi nel capoluogo abruzzese: è il pianista Carlo Grante…

F.F. Le origini del musicista di fama internazionale Carlo Grante, sono abruzzesi...
Sì, sono nato a L’Aquila, ma non ricordo bene quando…

F.F. Ripercorriamo insieme gli anni della tua formazione.
I miei primi passi nella musica li ho fatti con strumenti-giocattolo, regali natalizi (una chitarra, un organo elettronico) e cantando. Poi, quando un pianoforte verticale è entrato in casa per volontà di mia madre, che credeva nella sua funzione educativa, ho cominciato a tentare di replicare ciò che ascoltavo nei dischi casalinghi (dal repertorio sinfonico, soprattutto). Quindi gli studi in conservatorio, di cui ricordo con passione le lezioni di solfeggio, per me di vera musica, e con antipatia quelle di pianoforte, per via – ora lo posso dire, giudicando in retrospettiva – della fallace scissione metodologica e formativa fra l’esercitazione strumentale e la formazione musicale. Credo che questo sia il motivo di un rapporto conflittuale che molti miei colleghi hanno con lo strumento e la propria tecnica, che vedono come un meccanismo, un “congegno”, “altro da me”. Preferisco di gran lunga l’impostazione russa, anche nel mero sviluppo psicologico ed emozionale dello studente.

F.F. Come ci spieghi la tua predilezione per Scarlatti?
Di Scarlatti mi attrae il modo così umano del pensiero musicale; un dipanarsi del flusso discorsivo, narrativo, che si trova in pochi compositori. Riemergerà in Beethoven e Schumann, sempre in un contesto puramente strumentale. La fusione di elementi nobili e popolari inoltre rendono questa musica accessibile ma stimolante.

F.F. Molti degli autori contemporanei, hanno scritto per te...
Fra questi citerei il grande Roman Vlad, recentemente scomparso. Mi ha onorato della dedica del suo Concerto italiano per pianoforte e orchestra, composto in occasione del suo 90° compleanno e trasmesso, con me solista con l’orchestra di lecce diretta da Zuccarini, su Rai Radio3 proprio il giorno del suo compleanno. Anni addietro mi aveva dedicato il suo monumentale Opus Triplex, un colosso di architettura musicale che ha al centro il melodramma B.A.C.H. Vlad è riuscito a “sensibilizzare” la tecnica dodecafonica, restituendone il carattere di metodo, non sistema. Adorno l’avrebbe chiamata “dodecafonia svernata”, come sperava diventasse un giorno questo modo di
procedere. Vlad continua comunque a essere presente nella mia vita di musicista e non credo incontrerò più una persona del suo spessore culturale. Vero matrimonio fra profondità affettiva e raziocino, esempio di vita intelligente e funzionale a una modalità di interazione con il mondo che indubbiamente porterebbe, se fosse preso a modello, ad un più elevato livello di civiltà. 

F.F. Come riuscire a vantare una carriera come la tua?
Non esageriamo. Potrei suonare molto più spesso e avere molta più visibilità, occasioni permettendo. E pur avendo le occasioni bisogna comunque esserne all’altezza, quando si presentano. La mia è un’intensa attività lavorativa che si divide fra palcoscenico, studio di registrazione e saggistica (quest’ultima su argomenti di metodologia e analisi del repertorio). Al centro di questo tipo di lavoro debbono esserci passione e amore per lo studio, disciplina, umiltà e
antipatia per la pigrizia e per il fascino della mediocrità.

F.F.Si può vivere di musica, secondo te, al giorno d'oggi?
Si DEVE vivere di musica!

F.F. Il celebre critico Harold Schonberg ha scritto di Grante: "Vero pianismo da virtuoso di classe, retto da una sonorità splendida": consigli ai giovani talentuosi.
Credo di non esagerare nell'asserire che quasi tutti i giovani di oggi non accettino consigli, poiché non credono di averne bisogno. Cercano spesso conferme e bacchette magiche, salvo ritrovarsi poi nella palude dell’insoddisfazione e dello smarrimento, trovando comunque il capro espiatorio che un movimento politico o di opinione, grande o piccolo che sia, gli offre come palliativo. Si sa come il modo di scegliere - nella maggioranza dei casi – di chi non ha una sufficiente esperienza di vita tenda a basarsi su una percezione statistica di ciò che interpreta come efficace e strumentale alla realizzazione dei propri sogni. C'è una generale tendenza al "cotto e mangiato" e al riconoscimento
sociale immediato del successo, più che al soddisfacimento di propri ideali o desideri puramente artistici ed estetici. Per questo e altri motivi, il percorso professionale è facilmente inquinato da una serie infinita di delusioni, per la mancata materializzazione di desiderata non propriamente artistici, che sommergono la volontà di crescere e vivere nel proprio cammino nell'arte. Il miglior consiglio lo dà la fortuna di ricevere buoni consigli…

F.F. Ci daresti in anteprima notizie circa i tuoi prossimi concerti?
Sono in partenza per la Germania, ove suonerò la Fantasia Indiana di Busoni con la Staatskapelle Halle; subito dopo Chopin alla Brahms-Saal di Vienna, a Piacenza, L’Aquila e Campobasso (4° Ballate e 4 Scherzi di Chopin. Poi a Londra e Manchester (Bach e Bach-Busoni); i 4 Preludi di Chopin e 12 Studi di Godowsky), Praga e Brno (Chopin, Novak, Janacek). 

F.F.Come conciliare la vita privata con quella pubblica?
La vita di un pianista è quasi sempre privata, poiché si svolge fra le pareti del luogo in cui studia. L’esibizione pubblica occupa quindi una percentuale di tempo molto bassa.

F.F. Le politiche italiane a sostengo della cultura musicale e strumentale dal punto di vista di un pianista della tua fama...
Non sono mai stato ottimista nei confronti della gestione politica della cultura in genere. In Italia ci si è abituati ad avere tutto garantito dallo stato e ciò può essere sicuramente favorevole nel campo dell’istruzione e della qualità della diffusione culturale e artistica in genere. Ma stato significa anche partiti politici, nepotismo e territorialismo. Quando l’arte però soggiace interamente al puro mercato perde progressivamente il suo statuto di fiera depositaria di ingegno e approfondimento. Una situazione come quella italiana di oggi secondo me testimonia quanto la gestione della cultura in genere non sia riuscita a pervadere lo stile di vita della popolazione e gli scopi dell’educazione
famigliare. Non c’è paese al mondo il cui popolo sia così soggetto all’influenza del mezzo televisivo come modello di tendenze e scelte come lo è il nostro. E’ ovvio che la T.V. (che io non guardo mai) abbia il potere di plasmare la vita delle persone. Colpa di chi? Del tubo catodico o chi lo idolatra perché ha visto altri farlo?

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