Un blog di Federica Ferretti, una piccola donna abruzzese, con l'anima ingombrante...
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sabato 13 febbraio 2016
Facciamo il punto della situazione: gli ultimi mesi di F.F.
C'è stato gran fermento nella vita della nostra scrittrice e giornalista, ultimamente.
Che l'ha vista, prima annoverata tra Le Eccellenze del Centro Leonardo da Vinci di Milano, in qualità di musicista la quale, già segnalata da Eta Beta, ha puntato l'attenzione sulla immensa sfida del linguaggio musicale, "applicato" ai contenitori polisemantici, (cinema e pubblicità).

Ed ora, Madrina Senior al Geo Film Festival, presso Cittadella,( in provincia di PD),dove ha lanciato l'ulteriore progetto insieme al regista Rocco Cosentino.
Partecipando con nomi del calibro di Cristina Chiaffoni, attrice e soprano dalle innumerevoli apparizioni, tra cui quella televisiva al fianco di Banderas in un noto spot pubblicitario, o la madrina junior Francesca Amodio, la piccola protagonista del premio Oscar La Grande bellezza, il padrino Marco Crepaldi, a sua volta attore e modello.
O ancora il "Pianista fuori posto" Paolo Zanarella.
Federica Ferretti, collaboratrice di Mondadori per la rivista Confidenze tra amiche,( rubriche varie, da Salute e benessere a Io mi racconto, passando attraverso testimonianze sempre intime e toccanti), ha intanto collaborato con Don Backy:
per una "metafora della situazione di precarietà in cui ci hanno gettato i fatti di Parigi e la necessaria riflessone sui valori della fratellanza e solidarietà tra gli uomini di diverse religioni ed etnie. Un monito a sconfiggere lo strisciante razzismo che riemerge nei rigurgiti di un passato che sembrava sepolto per sempre.
Su immagini del presepio di Antonio e Federica Ferretti.
La colonna sonora " Buon Natale" è stata infatti gentilmente concessa da uno degli artisti più amati del nostro tempo: Aldo Caponi, in arte Don Backy.
Il presepe è costituito da personaggi Fontanini risalenti agli anni 70 del secolo scorso. La capanna è un pezzo unico di quegli stessi anni, dotata di carillon incorporato( ricaricabile dalla ruota del mulino).
Come si accennava, sta per prendere piede un altro grande progetto, che punta a rivalutare le radici di comune bellezza di Veneto e Abruzzo.
Nell'articolo tratto da Il mattino di Padova, a firma di Silvia Gorgi, tutti i particolari...
Allora, restate con noi.
Staff.
Che l'ha vista, prima annoverata tra Le Eccellenze del Centro Leonardo da Vinci di Milano, in qualità di musicista la quale, già segnalata da Eta Beta, ha puntato l'attenzione sulla immensa sfida del linguaggio musicale, "applicato" ai contenitori polisemantici, (cinema e pubblicità).Ed ora, Madrina Senior al Geo Film Festival, presso Cittadella,( in provincia di PD),dove ha lanciato l'ulteriore progetto insieme al regista Rocco Cosentino.
Partecipando con nomi del calibro di Cristina Chiaffoni, attrice e soprano dalle innumerevoli apparizioni, tra cui quella televisiva al fianco di Banderas in un noto spot pubblicitario, o la madrina junior Francesca Amodio, la piccola protagonista del premio Oscar La Grande bellezza, il padrino Marco Crepaldi, a sua volta attore e modello.
O ancora il "Pianista fuori posto" Paolo Zanarella.
Federica Ferretti, collaboratrice di Mondadori per la rivista Confidenze tra amiche,( rubriche varie, da Salute e benessere a Io mi racconto, passando attraverso testimonianze sempre intime e toccanti), ha intanto collaborato con Don Backy:
per una "metafora della situazione di precarietà in cui ci hanno gettato i fatti di Parigi e la necessaria riflessone sui valori della fratellanza e solidarietà tra gli uomini di diverse religioni ed etnie. Un monito a sconfiggere lo strisciante razzismo che riemerge nei rigurgiti di un passato che sembrava sepolto per sempre.
Su immagini del presepio di Antonio e Federica Ferretti.
La colonna sonora " Buon Natale" è stata infatti gentilmente concessa da uno degli artisti più amati del nostro tempo: Aldo Caponi, in arte Don Backy.
Il presepe è costituito da personaggi Fontanini risalenti agli anni 70 del secolo scorso. La capanna è un pezzo unico di quegli stessi anni, dotata di carillon incorporato( ricaricabile dalla ruota del mulino).
Ma non è finita qui.
Come si accennava, sta per prendere piede un altro grande progetto, che punta a rivalutare le radici di comune bellezza di Veneto e Abruzzo.
Nell'articolo tratto da Il mattino di Padova, a firma di Silvia Gorgi, tutti i particolari...
Allora, restate con noi.
Staff.
venerdì 12 febbraio 2016
La scelta di Roberta(Faccani)
Cari
amici ed inseguitori a vario titolo, in occasione di Sanremo 2016, non
potevo fare a meno di riproporre una delle voci più belle ed emozionanti
di sempre: quella di Roberta Faccani, ex dei Mattia Bazar che, per la
Rubrica le Eccellenze, andata in pubblicazione sul corriere d'Abruzzo,
qualche tempo fa, come tutti ricorderete, mi ha raccontò la sua
coraggiosa scelta...
Eccola riproposta:
La scelta di Roberta
Giovedì 12 Dicembre - 13:20 Federica Ferretti
È passato poco
tempo dalla nascita della rubrica Le eccellenze quale
una sorta di esperimento - generatore di inchieste.
Sognatrice da sempre, inseguivo l’ennesima chimera: raccontare “la realtà
circostante con occhi ad ogni volta nuovi, aperti ad ogni volta ad indagare su
un punto di osservazione diverso; una prospettiva che avrà la volontà di
spostare l’angolazione, la nostra così come la vostra, per cogliere un altro
spunto di vita, e di pensiero. Cogliere un’idea, costruire un’ immagine che può
essere diversa rispetto a quanto già detto, sentito, esaminato”.Ma in circa tre mesi, sono stati tanti coloro che ci hanno creduto, e raccolto il mio appello.
Ciò vuol dire che molti grandi nomi si sono già messi a nudo per ilcorrieredabruzzo.it in percorsi che talvolta, al lettore più superficiale, avrebbero potuto apparire disgiunti.
Perfino paralleli, condannati così a non incontrarsi mai.
Invece, oggi, le due inchieste partite separatamente, su scrittura e linguaggio musicale, tornano ad intersecarsi nella presentazione di Roberta Faccani, incantevole quanto visionaria cantautrice, ex voce dei Matia Bazar che mi ha rilasciato un’ intervista molto più che emozionante.
In cui ci insegna a trasformarci in noi stesse, sempre e comunque.
In cui narra, cioè, della sua scelta, difficile eppure feconda, attraverso cui ha potuto realizzare il suo desiderio di imporsi come autrice, oltre che interprete del suo album ora in edizione natalizia: Stato Di Grazia.
F.F. Ciao Roberta, benvenuta! Partiamo dai tuoi esordi, poiché hai una carriera molto, molto lunga alle spalle, e ti chiamavano Mata…
Mi diplomo al Centro Europeo di Toscolano (C.E.T.) di Mogol, formandomi però a 360 gradi: sono al contempo cantautrice e attrice, cantante live e tv , corista per numerosi artisti italiani, tra cui Paola Turci nell'album Mi basta il paradiso e Ornella Vanoni nell'album E poi... la tua bocca da baciare; ho cantato pure per Celentano…
F.F. Sei nata come cantautrice - visionaria, nel senso che sei stata in grado di precorrere i tempi , con un album molto Rock, mai uscito, che avrebbe dovuto essere distribuito dall’allora Etichetta CGD, vero?
Sì, si è trattato di un’esperienza forse troppo moderna rispetto ai tempi: ho pubblicato il primo singolo da solista nel 2001, Rido, scritto da me e Angela Baraldi e prodotto da Mario Lavezzi. Andava però di moda un’altra musica, cantanti più melodici, per cui quel progetto mi è rimasto nel cassetto, ma solo momentaneamente...
F.F. Arriva l’occasione di Rent…
Verissimo, si parla di un famoso musical di Broadway in versione italiana, al quale partecipano anche Michel Altieri nel ruolo di Collins e Matteo Setti in quello di Roger, anche se ciò che è accaduto nella mia vita è stato sempre casuale, non ho mai cercato da me le occasioni. Lottavo per intraprendere un percorso e invece sbucava l’improvvisa alternativa. Dal '99 al 2001 interpreto a teatro il personaggio di Joanne nella versione italiana di Rent. Il mio ruolo però mi rappresentava in pieno, era trasgressivo, moderno come lo volevo io, sono state due stagioni molto intense. La mia propensione alla teatralità veniva finalmente ripagata, il ruolo mi restava congeniale, mentre la discografia restava il mio grande amore.
F.F. Perché, in realtà, non hai mai smesso di scrivere…
Già, anche se nel frattempo, accettavo ruoli molto importanti, come ad esempio quello in Pinocchio dei Pooh, persone speciali, che ricordo sempre con grande affetto, fino a che non è arrivata l’occasione offerta dal posto vacante lasciato dalla Mezzanotte…
F.F. Siamo nel 2004, tu sei stata scelta immediatamente dai Matia Bazar, gruppo storico della nostra musica italiana: grande responsabilità e…?
Sì, enorme, che ha dato i suoi frutti: il debutto a Sanremo che sognano sin da bambina, è avvenuto nel 2005, con un brano di grande impatto dal titolo Grido d'amore, e sono seguiti ben tre dischi, ma è stata pure un ’esperienza che mi ha coinvolta in una progettualità che, come ripeto, non era del tutto mia e mi stava stretta.
F.F. Raccontaci della tua scelta...
Una scelta che mi ha visto lottare per il mio obiettivo, esprimermi non all’interno di un mondo che non corrispondeva al mio, anche e soprattutto in termini di divisione ritmica e scelta di un nuovo repertorio, pur rispettando l’enorme bagaglio emozionale che sono riuscita a costruirmi in quel frangente, ma per quello che io sentivo di esprimere e rappresentare.
F.F. Un altro incontro “fatale” con?
Già…hai ragione, è accaduto di nuovo che il destino scegliesse per me. Ho così incrociato il percorso di Nando Sepe, il produttore di Anna Oxa, mia martini, Loredana Bertè, Patty Pravo. Ha ascoltato le mie canzoni e mi ha prodotto questo album: Stato di grazia.
F.F. Lo stai rieditando, o sbaglio?
No, assolutamente, si tratta di 13 brani ed uno nuovo in riedizione natalizia, in cui io sono finalmente me stessa, sono io che canto e mi interpreto e scrivo musica e testi. Uscito l’anno scorso, adesso lo abbiamo riproposto in un cofanetto. Inoltre è anche uscito un CD+DVD dal titolo Un po’ Matt(I)a, un po’ no. Io stessa rielaboro dei brani storici della band e ne aggiungo degli altri riarrangiati insieme alla amia Mata band.
F.F. L’esperienza di Giuletta e Romeo: quanto ti discosti dalla precedente Regina di cuori, che pur ti assomigliava di nuovo tanto?
Ho lavorato benissimo con Christian Ginepro sul canovaccio riadattato della favola di Caroll. Ma le ho dato una connotazione molto ironica, a quella Regina, abbiamo cioè cercato di far emergere la freschezza tipica delle idee del regista che però aveva costruito su di me sul mio temperamento il personaggio. Molto aggressiva, raggiungeva tratti caricaturali, quasi fumettistici, anche nell’aspetto. Mi sono volutamente imbruttita, con un divertimento infinito, perché in qualche modo, si realizzava anche il sogno di interpretare un personaggio a tratti anche un po’ maschile. La regina, arriva infatti a suonare la batteria! Un personaggio che però , nelle sue mille sfaccettature, mi ha portato molta fortuna. Ora è la volta di lady Montecchi, dalle caratteristiche completamente diverse. Stavolta lavoro con Giuliano Peparini, e devo trasformarmi in una nobildonna che quindi non può palesare le sue emozioni, ma le vive implodendole. Pur essendo molto innamorata di suo figlio Romeo, per cui farebbe di tutto, non può mostrarsi se non calibrando le sue emozioni così conflittuali, quali l’odio e l’amore di una maternità che va resa con un lavoro molto interiore.
Deve cioè dimostrarsi sempre equilibrata. E non è facile,” bisogna tenere in pancia”
F.F. Le caratteristiche della tua rinascita?
Faccio sia testi che musica e prepoduzione dei miei progetti. La libertà creativa è finalmente arrivata.
Federica Ferretti
© Riproduzione riservata
martedì 17 novembre 2015
Interviste eccellenti: il Made in Abruzzo di Filippo Flocco...
Vi ricordate Le mie eccellenze?
All'indomani dell'ennesimo successo di un conterraneo come Filippo, sono lieta di riproporre la sua intervista davvero coinvolgente.
Made in Abruzzo:
Filippo Flocco docet
Sabato 12 Ottobre 2013- 11:08 Federica Ferretti
Parte una nuova iniziativa: occuparci anche di moda, di un linguaggio che ci accomuna quotidianamente, unendoci, al di là di impenetrabili barriere. In una mini-inchiesta che, come capirete, ci riguarderà davvero da vicino. Infatti noterete come in questo ciclo di interventi di stilisti, disegnatori di successi come di sogni a vario titolo, il filo rosso seguito sarà stato il Made in Abruzzo, ovvero l’appartenenza al nostro territorio orgogliosamente sbandierata. È la volta del teramano Filippo Flocco, che collabora con i migliori Atelier del centro Italia e, da oltre quindici anni, è consulente stilistico di aziende che portano il loro prodotto in tutto il mondo. Si descrive come “il silenzioso, discreto consulente d'immagine e di stile di tanti personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport, della politica e dell'imprenditoria".
Federica Ferretti: Uno stilista del tuo calibro, perfezionatosi in Bocconi, che decide di restare in Abruzzo. Cosa ti lega al tuo territorio?
Filippo Flocco: Gli affetti, la famiglia, il modo di vivere, poter raggiungere a piedi il posto di lavoro, a differenza di Parigi dove lavoro da diversi anni, facendo l'emigrante del lusso, che mi obbliga al Metrò. Non mi spaventa una realizzazione di Alta Moda, che richieda giorni e giorni per essere perfetta, un titolare di una Maison per cui faccio il responsabile stile che mi spinga nel freddo delle campagne francesi , in pieno inverno, ad osservare per settimane consecutive giardini e pagliai del XVI secolo, senza dirmene la ragione o una cliente particolarmente difficile. E’ il mio mestiere e sapevo, anni fa, che avrei dovuto sopportare rinunce o comportarmi in maniera molto rigorosa, se questo era quello che desideravo fare… Chi fa la Moda, a livelli internazionali, sa che non esistono ferie, festività o affetti, che riescano a tenertene lontano… E’ la moda stessa la tua vacanza, il tuo Natale, il tuo grande amore. Si deve essere pronti e predisposti a tutto questo. Ho il piacere di lavorare con dei miti dello Stile mondiale, che sono esempio di dedizione assoluta e che non finirò mai di ammirare per la modestia e semplicità dell’approccio a questo lavoro, che sono stati in grado di trasfondermi. Ma per favore non tenetemi troppo lontano da quella che mi piace considerare la mia vera casa, l'Abruzzo.
F.F.Viceversa, cosa cambieresti del tuo territorio, se potessi intervenire con la tua sapienza “sartoriale”?
Filippo Flocco: Assolutamente nulla, il territorio è perfetto sono alcuni di quelli che lo amministrano che andrebbero cambiati, casomai. Servono persone preparate, capaci di capire che il futuro della moda italiana è di innovarsi ed aprirsi a mercati inusuali, mai dimenticando che le nostre eccellenze, i nostri materiali , sono la nostra storia passata, presente ma soprattutto futura… Stradivari non avrebbe fatto gli stessi violini in altri luoghi del Mondo, come Michelangelo difficilmente ci avrebbe dato un’eredità così irriproducibile, senza i marmi di Carrara o la frequentazione delle botteghe artigiane italiane, oltre alla sua indiscussa genialità… F.F.Il primo abito che hai confezionato…
Filippo Flocco: La moda come mestiere mi appartiene da sempre, è stata con me dai primi respiri, dalla mia primissima infanzia. Mi raccontano che piccolissimo, ritagliavo e cercavo di cucire assieme lembi di stoffe ricavate da vecchie tovaglie ed abbozzavo anche degli istintivi tentativi di ricamo, uno per tutti, il musetto di un gattino, fatto senza nessuna cognizione, come credevo si potesse fare… La predisposizione alla moda, come a tutte le manualità in genere, disegno o altro, sono connaturare, come il senso estetico, la musicalità o l’attitudine ai calcoli matematici…
F.F.Quello che ancora riesci a realizzare.
Filippo Flocco: Lavoro per tanti brands e maison che mi riesce difficoltoso immaginare qualcosa di irrealizzato. Ho avuto l'opportunità da ragazzo, di toccare anche abiti storici, dei miti dell'eleganza internazionale, nelle sartorie dei sogni,di Roma, dove facevo pratica. Ho visto un po' di tutto, fatto altrettanto.
F.F.La moda si sposa inevitabilmente con le esigenze del mercato: useresti mai vintage nelle tue collezioni?
Filippo Flocco: La moda che faccio essendo Haute Couture, non si lega alle esigenze del mercato. Preferisco il concetto di stile, è più durevole. Il vintage, come spunto, sì certamente. Sempre da tenere come riferimento. Ma reinterpretato, facendo in modo che una parte di noi restituisca qualcosa che esisteva già , ma in maniera completamente rinnovata, trasfigurando e arricchendo la realtà, che poi è di per se, uno dei privilegi che sono riservati ai creativi. F.F. Un percorso di successo, un atelier attivo: quanto è difficile resistere non tanto in Abruzzo quanto nel resto d’Italia? Filippo Flocco: Abbastanza, ma dipende molto dalle proprie aspettative. L’opportunità che mi viene data di non legare mai il mio nome ad un marchio e saper uscire di scena prima che l’applauso finisca, come per i bravi teatranti, fa in modo che il rapporto tra il positivo ed il negativo sia sempre equilibrato. Non lavorando solo per denaro, ma anche per il piacere del lavoro stesso, non mi sono mai preoccupato se le percentuali delle produzioni seguite, fossero salite o scese rispetto all’anno precedente… Non mi occupo di questo… Se continuo a ricevere tante richieste, nonostante non sia un carattere facilissimo ,sul lavoro, evidentemente tutto procede per il meglio, con buona pace di chi mi chiama , di chi lavora per me o con me…
F.F. Le qualità di un bravo disegnatore, sono anche quelle di un bravo realizzatore?
Filippo Flocco: Non obbligatoriamente. Ci sono creativi che disegnano benissimo, ma non sanno nemmeno tagliare un orlo. Ci sono sarti che non sanno fare un segno con la matita. Personalmente , prima che divenisse una esigenza, ho imparato a tagliare e cucire, per sapere cosa è realmente realizzabile e cosa no. Ma grazie al cielo ho delle formidabili assistenti e sarte che fanno questo al mio posto, per cui mi posso permettere di dedicarmi di più al disegno, alla scelta delle materie prime ed alle strategie di posizionamento prodotto o ai mercati internazionali a cui rivolgersi, se richiesto.
F.F. L’ecosostenibilità dei tuoi capi…
Filippo Flocco: La fortuna di lavorare per L'Alta Gamma, fa in modo che la scelta dei materiali e la produzione sia a bassissimo impatto ambientale. Uso solo materie prime naturali, evitando quelli che richiedono sistemi barbari per procurarsele.
F.F.Quanto ti senti arrivato?
Filippo Flocco: Mai, per fortuna mai... Sempre con i piedi piantati bene a terra. Questo è un settore dove, per quante ricerche, per quanti studi di segmenti di mercato a cui ci si rivolge, per quante analisi dei dati storici di vendita si possano fare, ci sono varianti imprevedibili, nel risultato… Potrebbe capitare di perdere per un attimo,quel sesto senso che ci fa azzardare, contro il parere di tutti, un modello o un colore, che poi si rivela il best seller della stagione… Potrei considerare, anche io l’opportunità di una consulenza stilistica non efficace per una stagione… E’ accaduto ai migliori e gli errori aiutano molto più dei successi, alle volte. F.F. Consigli a chi vuole intraprendere, in Abruzzo, la tua medesima attività: quanto è in salita, ancora, la strada?
Filippo Flocco: Quando i ragazzi e le ragazze che vogliono accostarsi al mio lavoro mi chiedono consigli, cerco sempre di ricordare quando ho iniziato , scruto i loro occhi , le mani , i segni del viso e cerco di capire quanto saranno in grado di sopportare il fatto che nessuno gli farà un ‘applauso al loro ingresso in un ufficio stile o in un atelier, ma che li vedranno come nemici, che nessuno amerà le loro idee, inizialmente, che spesso troveranno porte chiuse e responsabili del marchio , più grandi di loro , che non saranno teneri nei loro confronti. Provo a capire se saranno capaci di sorridere quando le lacrime tenteranno di uscire e se manterranno il controllo interiore , quando sembrerà che tutto il loro mondo vada a rotoli, cercando di trasmettere a chi gli sta accanto un senso di pace e benessere che è la vera soluzione dei grandi momenti di crisi che possono verificarsi durante una realizzazione collezione o un defilé… Ma soprattutto quanto amore hanno da donare agli altri attraverso le loro creazioni e quanto vogliono rendere più bello il loro Mondo, con il mestiere più unico, che gli sarà mai dato di fare…
© Riproduzione riservata
All'indomani dell'ennesimo successo di un conterraneo come Filippo, sono lieta di riproporre la sua intervista davvero coinvolgente.
Made in Abruzzo:
Filippo Flocco docet
Sabato 12 Ottobre 2013- 11:08 Federica Ferretti
Parte una nuova iniziativa: occuparci anche di moda, di un linguaggio che ci accomuna quotidianamente, unendoci, al di là di impenetrabili barriere. In una mini-inchiesta che, come capirete, ci riguarderà davvero da vicino. Infatti noterete come in questo ciclo di interventi di stilisti, disegnatori di successi come di sogni a vario titolo, il filo rosso seguito sarà stato il Made in Abruzzo, ovvero l’appartenenza al nostro territorio orgogliosamente sbandierata. È la volta del teramano Filippo Flocco, che collabora con i migliori Atelier del centro Italia e, da oltre quindici anni, è consulente stilistico di aziende che portano il loro prodotto in tutto il mondo. Si descrive come “il silenzioso, discreto consulente d'immagine e di stile di tanti personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport, della politica e dell'imprenditoria".
Federica Ferretti: Uno stilista del tuo calibro, perfezionatosi in Bocconi, che decide di restare in Abruzzo. Cosa ti lega al tuo territorio?
Filippo Flocco: Gli affetti, la famiglia, il modo di vivere, poter raggiungere a piedi il posto di lavoro, a differenza di Parigi dove lavoro da diversi anni, facendo l'emigrante del lusso, che mi obbliga al Metrò. Non mi spaventa una realizzazione di Alta Moda, che richieda giorni e giorni per essere perfetta, un titolare di una Maison per cui faccio il responsabile stile che mi spinga nel freddo delle campagne francesi , in pieno inverno, ad osservare per settimane consecutive giardini e pagliai del XVI secolo, senza dirmene la ragione o una cliente particolarmente difficile. E’ il mio mestiere e sapevo, anni fa, che avrei dovuto sopportare rinunce o comportarmi in maniera molto rigorosa, se questo era quello che desideravo fare… Chi fa la Moda, a livelli internazionali, sa che non esistono ferie, festività o affetti, che riescano a tenertene lontano… E’ la moda stessa la tua vacanza, il tuo Natale, il tuo grande amore. Si deve essere pronti e predisposti a tutto questo. Ho il piacere di lavorare con dei miti dello Stile mondiale, che sono esempio di dedizione assoluta e che non finirò mai di ammirare per la modestia e semplicità dell’approccio a questo lavoro, che sono stati in grado di trasfondermi. Ma per favore non tenetemi troppo lontano da quella che mi piace considerare la mia vera casa, l'Abruzzo.
F.F.Viceversa, cosa cambieresti del tuo territorio, se potessi intervenire con la tua sapienza “sartoriale”?
Filippo Flocco: Assolutamente nulla, il territorio è perfetto sono alcuni di quelli che lo amministrano che andrebbero cambiati, casomai. Servono persone preparate, capaci di capire che il futuro della moda italiana è di innovarsi ed aprirsi a mercati inusuali, mai dimenticando che le nostre eccellenze, i nostri materiali , sono la nostra storia passata, presente ma soprattutto futura… Stradivari non avrebbe fatto gli stessi violini in altri luoghi del Mondo, come Michelangelo difficilmente ci avrebbe dato un’eredità così irriproducibile, senza i marmi di Carrara o la frequentazione delle botteghe artigiane italiane, oltre alla sua indiscussa genialità… F.F.Il primo abito che hai confezionato…
Filippo Flocco: La moda come mestiere mi appartiene da sempre, è stata con me dai primi respiri, dalla mia primissima infanzia. Mi raccontano che piccolissimo, ritagliavo e cercavo di cucire assieme lembi di stoffe ricavate da vecchie tovaglie ed abbozzavo anche degli istintivi tentativi di ricamo, uno per tutti, il musetto di un gattino, fatto senza nessuna cognizione, come credevo si potesse fare… La predisposizione alla moda, come a tutte le manualità in genere, disegno o altro, sono connaturare, come il senso estetico, la musicalità o l’attitudine ai calcoli matematici…
F.F.Quello che ancora riesci a realizzare.
Filippo Flocco: Lavoro per tanti brands e maison che mi riesce difficoltoso immaginare qualcosa di irrealizzato. Ho avuto l'opportunità da ragazzo, di toccare anche abiti storici, dei miti dell'eleganza internazionale, nelle sartorie dei sogni,di Roma, dove facevo pratica. Ho visto un po' di tutto, fatto altrettanto.
F.F.La moda si sposa inevitabilmente con le esigenze del mercato: useresti mai vintage nelle tue collezioni?
Filippo Flocco: La moda che faccio essendo Haute Couture, non si lega alle esigenze del mercato. Preferisco il concetto di stile, è più durevole. Il vintage, come spunto, sì certamente. Sempre da tenere come riferimento. Ma reinterpretato, facendo in modo che una parte di noi restituisca qualcosa che esisteva già , ma in maniera completamente rinnovata, trasfigurando e arricchendo la realtà, che poi è di per se, uno dei privilegi che sono riservati ai creativi. F.F. Un percorso di successo, un atelier attivo: quanto è difficile resistere non tanto in Abruzzo quanto nel resto d’Italia? Filippo Flocco: Abbastanza, ma dipende molto dalle proprie aspettative. L’opportunità che mi viene data di non legare mai il mio nome ad un marchio e saper uscire di scena prima che l’applauso finisca, come per i bravi teatranti, fa in modo che il rapporto tra il positivo ed il negativo sia sempre equilibrato. Non lavorando solo per denaro, ma anche per il piacere del lavoro stesso, non mi sono mai preoccupato se le percentuali delle produzioni seguite, fossero salite o scese rispetto all’anno precedente… Non mi occupo di questo… Se continuo a ricevere tante richieste, nonostante non sia un carattere facilissimo ,sul lavoro, evidentemente tutto procede per il meglio, con buona pace di chi mi chiama , di chi lavora per me o con me…
F.F. Le qualità di un bravo disegnatore, sono anche quelle di un bravo realizzatore?
Filippo Flocco: Non obbligatoriamente. Ci sono creativi che disegnano benissimo, ma non sanno nemmeno tagliare un orlo. Ci sono sarti che non sanno fare un segno con la matita. Personalmente , prima che divenisse una esigenza, ho imparato a tagliare e cucire, per sapere cosa è realmente realizzabile e cosa no. Ma grazie al cielo ho delle formidabili assistenti e sarte che fanno questo al mio posto, per cui mi posso permettere di dedicarmi di più al disegno, alla scelta delle materie prime ed alle strategie di posizionamento prodotto o ai mercati internazionali a cui rivolgersi, se richiesto.
F.F. L’ecosostenibilità dei tuoi capi…
Filippo Flocco: La fortuna di lavorare per L'Alta Gamma, fa in modo che la scelta dei materiali e la produzione sia a bassissimo impatto ambientale. Uso solo materie prime naturali, evitando quelli che richiedono sistemi barbari per procurarsele.
F.F.Quanto ti senti arrivato?
Filippo Flocco: Mai, per fortuna mai... Sempre con i piedi piantati bene a terra. Questo è un settore dove, per quante ricerche, per quanti studi di segmenti di mercato a cui ci si rivolge, per quante analisi dei dati storici di vendita si possano fare, ci sono varianti imprevedibili, nel risultato… Potrebbe capitare di perdere per un attimo,quel sesto senso che ci fa azzardare, contro il parere di tutti, un modello o un colore, che poi si rivela il best seller della stagione… Potrei considerare, anche io l’opportunità di una consulenza stilistica non efficace per una stagione… E’ accaduto ai migliori e gli errori aiutano molto più dei successi, alle volte. F.F. Consigli a chi vuole intraprendere, in Abruzzo, la tua medesima attività: quanto è in salita, ancora, la strada?
Filippo Flocco: Quando i ragazzi e le ragazze che vogliono accostarsi al mio lavoro mi chiedono consigli, cerco sempre di ricordare quando ho iniziato , scruto i loro occhi , le mani , i segni del viso e cerco di capire quanto saranno in grado di sopportare il fatto che nessuno gli farà un ‘applauso al loro ingresso in un ufficio stile o in un atelier, ma che li vedranno come nemici, che nessuno amerà le loro idee, inizialmente, che spesso troveranno porte chiuse e responsabili del marchio , più grandi di loro , che non saranno teneri nei loro confronti. Provo a capire se saranno capaci di sorridere quando le lacrime tenteranno di uscire e se manterranno il controllo interiore , quando sembrerà che tutto il loro mondo vada a rotoli, cercando di trasmettere a chi gli sta accanto un senso di pace e benessere che è la vera soluzione dei grandi momenti di crisi che possono verificarsi durante una realizzazione collezione o un defilé… Ma soprattutto quanto amore hanno da donare agli altri attraverso le loro creazioni e quanto vogliono rendere più bello il loro Mondo, con il mestiere più unico, che gli sarà mai dato di fare…
© Riproduzione riservata
giovedì 5 novembre 2015
Ciao all'eccellente Antonello de Sanctis, il paroliere di Anima mia...
Ancora
un tuffo al cuore, una grande testimonianza da parte di un personaggio
ormai cult nel panorama culturale italiano, che è stato molto più che
vicino al nostro Abruzzo. e che si è raccontato con l'umiltà di cui era portatore, nell' Intervista esclusiva qui di seguito riportata. Lui, era il paroliere Antonello De Sanctis, un grande troppo prematuramente scomparso,lasciando anche nel mio piccolo cuore un immenso vuoto...una di quelle persone che, però, si fermavano a parlare con tutti, anche con me, che, ai tempi ero una tirocinante...non lo ringrazierò mai abbastanza.Mai.
Ciao Antonello, ora, canterai con gli angeli...
Lunedì 21
Ottobre 2013 - 14:45 Federica Ferretti
L’autore dell’indimenticabile Anima
Mia, da sempre innamorato del Gran Sasso, si racconta a 360° in esclusiva
per ilcorrieredabruzzo.it, auspicando l’immediata ricostruzione…
Come
preannunciato, la Rubrica Le Eccellenze vuole rappresentare un progetto ambizioso:
raccontare la realtà circostante con occhi ad ogni volta nuovi, aperti ad
ogni volta ad indagare su un punto di osservazione diverso; una
prospettiva che avrà la volontà di spostare l’angolazione, la nostra così come
la vostra, per cogliere un altro spunto di vita, e di pensiero.
Cogliere
un’idea, costruire un’ immagine che può essere diversa rispetto a quanto già
detto, sentito, esaminato.
Questo il
sapore delle nostre mini-inchieste: quello della scoperta di un filo rosso più
o meno consistente, palpabile, di cui forse, non ci eravamo
accorti. O che avevamo seguito solo a metà.
Alterniamo
quindi le voci femminili a quelle maschili, che si sono parimenti distinte nel
panorama tanto abruzzese quanto italiano.
Iniziamo con
un autore legato per tanti versi alla nostra regione, il “paroliere” che ha
interpretato le emozioni di un gruppo autoctono quale I Cugini di
campagna, regalandoci negli anni ’70, la famosa canzone “ Anima
Mia”recentemente riportata in auge da Fazio. Lui è Antonello De Sanctis,
che ci lascia un esclusivo prezioso omaggio.
F.F. Nato durante la seconda guerra Mondiale, hai un back – ground anche in tema di canto “velatamente” politico: ci viene in mente Padre Davvero di Mimì, del 1971. Cosa puoi dirci a questo riguardo?
F.F. Nato durante la seconda guerra Mondiale, hai un back – ground anche in tema di canto “velatamente” politico: ci viene in mente Padre Davvero di Mimì, del 1971. Cosa puoi dirci a questo riguardo?
Non conosco la
guerra per esperienza diretta, ne ho pagato le conseguenze però. La
miseria, lo spartirsi il pane, il bello della gente che si dava da fare per
ricostruirsi una vita. Il brutto no, quello l’ho dimenticato.
Padre
davvero affrontava il tema della famiglia patriarcale e contestava la figura
del padre-padrone. Fu politica? Non lo so. Certamente fu una bandiera per
i giovani di allora o forse era soltanto una bella canzone impreziosita
dall’interpretazione di un’artista straordinaria.
F.F. Come ha
influenzato la tua attività, o meglio la tua sensibilità di autore l’esperienza
dapprima in un carcere minorile e poi in un istituto per disabili
psichici?
Mi ha
certamente insegnato molto e mi sarebbe piaciuto trasferirla nelle mie
canzoni. L’industria discografica di allora, però, mostrava un interesse
pari allo zero per queste tematiche perché erano ritenute poco lucrative e
così non se ne è fatto niente. Regalare a Francesco de Gregori la lettera
che mi aveva scritto uno dei ragazzi dal carcere, però, e vederlo commuoversi
nel leggerla, mi riempì il cuore. Fu un passare idealmente il testimone a
un grande artista che ha trattato tematiche sociali e politiche molto
meglio di come avrei fatto io.
F.F. Hai
avuto un “fermo creativo” negli anni ’80.
Più che di
fermo, parlerei di una mia scelta esistenziale. Ho lasciato per dieci
anni l’ambiente della musica e mi sono dedicato alle esperienze di cui
parlavamo sopra perché avevo voglia di fare qualcosa di utile. Scrivere
canzoni è un mestiere fagocitante ed io desideravo riprendermi il
mio tempo. A parte le esperienze con gli “emarginati”, mi sono creato una
famiglia ed è questa la canzone più bella che ho scritto. Ho ripreso nei
primi ’90 con Mietta per poi iniziare con Nek una proficua collaborazione che
ha portato le nostre canzoni i giro per il mondo.
F.F. La
canzone “In Te” di Nek tocca un tema molto delicato, l’aborto. Impressioni a
posteriori di un grande successo.
In te, come
Padre davvero, ha scatenato un mucchio di polemiche. Non era un
brano antiabortista, era solo la trasposizione una mia personale
esperienza che racconto in “Non ho mai scritto per Celentano”. Anche in
questo caso non volevo fare politica, ma la politica si appropriò delle mie
parole e le criticò duramente con i suoi bla-bla-bla. Quello che mi fa
ancora sorridere è che i giornali legati a correnti più conservatrici la
adoravano, mentre i più progressisti la criticavano. L’esatto contrario di
quello che era accaduto con Padre davvero. Bastava che s’informassero un
po’, ero sempre io a scrivere.
F.F. Veniamo
al tuo legame con i Cugini di Campagna, la cui “Anima mia”, ha potuto rivivere
anche grazie all’interessamento di Fazio negli ultimi anni: come e perché
nasce questo sodalizio?
Stavo
iniziando allora a scrivere canzoni e Ivano Michetti, il leader dei
Cugini, mi contattò. Venne una sera a cena, insieme a Flavio Paulin, nel
ristorante che dirigevo e mi scippò letteralmente il testo di un brano
che, pensa, era destinato a Little Tony. Rielaborarono insieme la musica
e nacque Anima mia. Mi chiamarono e mi chiesero: “Che te ne pare?” “O è
una stupidata o è geniale” risposi. Era geniale.
F.F. Sei
legato al nostro Abruzzo?
Io sono nato
a Rieti, in Sabina, luogo geograficamente vicino all’Abruzzo che
ne ricorda gli umori, i sapori, le vibrazioni. Adoro questi posti, la
schiettezza, la cordialità, il coraggio della loro gente che ha mantenuto
la forza rude e la gentilezza della terra.
F.F. Perché
non hai mai scritto per Celentano?
Semplicemente
perché non mi è mai capitato e il mio libro l’ho voluto intitolare
così perché Celentano è un cognome eufonico, che mi diverte. Niente di
più. Senza nulla togliere a un artista che ha fatto la storia della musica
italiana e non solo.
F.F.L’Antonello
De Sanctis, scrittore di romanzi.
Sono
finalmente affrancato dai limiti della metrica, delle parole tronche, delle
sintesi forzate. Chi scrive romanzi è libero, chi scrive testi è un
cavallo brado chiuso in un recinto.
F.F.Ora, una
domanda molto intrigante: un paroliere può trasformarsi in un romanziere o conserva
sempre intatta la musicalità delle sue rime?
Ogni canzone
ha insite le giuste parole nelle sue note, nei miei libri cerco sempre
di fare l’esatto contrario e di far sì che le parole abbiano dentro la
loro musica.
F.F.
Dedicheresti in esclusiva ai lettori de ilcorrieredabruzzo.it un tuo brano?
Non scrivo
più canzoni ma sull’Abruzzo è già stata scritta una grande canzone che
mi fa vibrare e che cantai una sera d’inverno davanti a un camino acceso
con degli amici del luogo
So' sajitu
aju Gran Sassu,
so' remastu
ammutulitu...
me parea che
passu passu
se sajesse a
j'infinitu!
Che poesia!
E da lassù,
vicino al vostro cielo quasi a poterlo toccare, vorrei rivedere intatti i
vostri monumenti martoriati, vorrei che la gente tornasse nelle sue case, vorrei
vedere i bambini sorridere e vorrei che i cuori di tutta la gente del
mondo battessero all’unisono con il cuore dilaniato della vostra terra.
©
Riproduzione riservata
domenica 25 ottobre 2015
Se la musica redime gli umili: la scelta di Pasolini.
Come ricorderete, la nostra scrittrice e giornalista Federica Ferretti, ripropone da qualche tempo i suoi articoli più interessanti, inizialmente pubblicati altrove(http://www.ilcorrieredabruzzo.it/cultura/19462-se-la-musica-redime-gli-umili-la-qtrasgressione-culturaleq-di-pasolini.html), tra cui quello che riguarda la particolare attenzione di Pasolini per la musica in quanto linguaggio.
Che diventa un mezzo, l'unico di redenzione degli umili.
Ricordando il quarantennale della sua morte, avvenuta il 2 novembre 1975.
Raccontare dell'inscindibilità tra
la musica e le immagini nella cinematografia del Novecento ci porta a ad
esaminare i fondamenti di una speciale sensibilità democratica, dove il
linguaggio musicale veicola valori ed emozioni, stati d'animo, esigenze della
propria società, seppure nelle sue mille contraddizioni.
Infatti,
parlare della musica in termini sociopolitici significa per Pasolini, noto
regista italiano tragicamente scomparso, tracciare un punto di partenza, non di
arrivo, tale per cui Bach diventa un vero e proprio strumento di redenzione dei
"Suoi" umili, quelli che, in questa vita, sono comunque perdenti.
Perciò non è
vero che il cosiddetto commento,introdotto cioè a livello extra-diegetico,
ossia esterno alla "narrazione" e perciò percepibile dal solo
spettatore, sia usato dal nostro regista in una maniera a fin troppo ingenua,
così "scoperta e disarmante".
Occorre
invece rileggere daccapo la poetica di un uomo che ha dimostrato l'asessualità
dell'arte come pochi altri hanno saputo.
Nel suo Accattone,
emarginazione e povertà vengono letteralmente suturate grazie ad una concezione
salvifica di uno dei brani più rappresentativi dell'epoca barocca.
Pasolini,
vissuto nel pieno della svolta economica italiana, avverte l'esigenza di
cambiamento anche da parte degli "sbandati", coloro che stanno in
fondo, e che non possono per alcun caso, neppure fortuito, risalire la china,
dai condannati a priori al degrado.
Di qui, la
"trasgressione culturale" che non gli è stata mai del tutto
perdonata: involgarire Bach, chiamato a sublimare una rissa tra borgatari
romani, nello squallore di una giornata che sarebbe dovuta invece scorrere
nella stessa miseria delle precedenti, così come delle seguenti.
Il
proletariato veniva in qualche modo "sacralizzato", la contaminazione
tra la vista e l'udito, avrebbe cioè potuto restituire loro quel sapore epico
che in diverse condizioni, ci sarebbe ancora per una volta sfuggito. I
contenuti tradizionalmente conferiti alla musica barocca per eccellenza,
andavano a permeare immagini di brutalità quotidiana, a cui, almeno per una
volta, veniva restituita la dignità.
Ed un uomo,
è tale fino a quando ne possiede una.
Non si può
condannare perciò un regista, perché ha cercato di salvare un Accattone.
Ma erano
tempi duri... eppure, Pasolini, continua a combatte contro pregiudizi che lo
hanno condannato da sempre, senza possibilità di affrancarsi dalla sua,
personalissima, condizione.
Federica
Ferretti
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Pierpaolo Pasolini
lunedì 21 settembre 2015
La segnalazione di Eta Beta...
Una grande soddisfazione: la segnalazione da parte di M.Cerofolini di una delle mie sfide più importanti...
F.F.
Cos'è e come funziona la #musica pubblicitariaLa sfida del linguaggio musicale nel canale pubblicitario: lezioni...
F.F.
Cos'è e come funziona la #musica pubblicitariaLa sfida del linguaggio musicale nel canale pubblicitario: lezioni...
Posted by Eta Beta - Radio1 Rai on Domenica 20 settembre 2015
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