Si torna alle origini, ad un blog che ho amato particolarmente e che, nonostante tutto...
( vi avviso che, nel frattempo, ho creato un nuovo sito, ufficiale, manco a dirlo: www.federicaferretti.com), non riesco ad abbandonare.
Come riuscirci, dopo essermi riversata totalmente, per anni ed anni, su questa piattaforma particolarissima? Qui, resto la piccola donna abruzzese con l'anima ingombrante che avete conosciuto ai suoi esordi. E che, dopo qualche mese di assenza, torna con una notizia che in molti riterrete coerente. Sto candidando proprio questa mia "finestra sul mondo" per uno dei contest più special mai visti. Curiosi, eh? Seguitemi nel prossimo post. Vostra F.F.
C'è stato gran fermento nella vita della nostra scrittrice e giornalista, ultimamente.
Che l'ha vista, prima annoverata tra Le Eccellenze del Centro Leonardo da Vinci di Milano, in qualità di musicista la quale, già segnalata da Eta Beta, ha puntato l'attenzione sulla immensa sfida del linguaggio musicale, "applicato" ai contenitori polisemantici, (cinema e pubblicità).
Ed ora, Madrina Senior al Geo Film Festival, presso Cittadella,( in provincia di PD),dove ha lanciato l'ulteriore progetto insieme al regista Rocco Cosentino. Partecipando con nomi del calibro di Cristina Chiaffoni, attrice e soprano dalle innumerevoli apparizioni, tra cui quella televisiva al fianco di Banderas in un noto spot pubblicitario, o la madrina junior Francesca Amodio, la piccola protagonista del premio Oscar La Grande bellezza, il padrino Marco Crepaldi, a sua volta attore e modello. O ancora il "Pianista fuori posto" Paolo Zanarella.
Federica Ferretti, collaboratrice di Mondadori per la rivista Confidenze tra amiche,( rubriche varie, da Salute e benessere a Io mi racconto, passando attraverso testimonianze sempre intime e toccanti), ha intanto collaborato con Don Backy:
per una "metafora della situazione di precarietà in cui ci hanno gettato i fatti di Parigi e la necessaria riflessone sui valori della fratellanza e solidarietà tra gli uomini di diverse religioni ed etnie. Un monito a sconfiggere lo strisciante razzismo che riemerge nei rigurgiti di un passato che sembrava sepolto per sempre. Su immagini del presepio di Antonio e Federica Ferretti. La colonna sonora " Buon Natale" è stata infatti gentilmente concessa da uno degli artisti più amati del nostro tempo: Aldo Caponi, in arte Don Backy. Il presepe è costituito da personaggi Fontanini risalenti agli anni 70 del secolo scorso. La capanna è un pezzo unico di quegli stessi anni, dotata di carillon incorporato( ricaricabile dalla ruota del mulino).
Ma non è finita qui.
Come si accennava, sta per prendere piede un altro grande progetto, che punta a rivalutare le radici di comune bellezza di Veneto e Abruzzo.
Nell'articolo tratto da Il mattino di Padova, a firma di Silvia Gorgi, tutti i particolari... Allora, restate con noi. Staff.
Cari
amici ed inseguitori a vario titolo, in occasione di Sanremo 2016, non
potevo fare a meno di riproporre una delle voci più belle ed emozionanti
di sempre: quella di Roberta Faccani, ex dei Mattia Bazar che, per la
Rubrica le Eccellenze, andata in pubblicazione sul corriere d'Abruzzo,
qualche tempo fa, come tutti ricorderete, mi ha raccontò la sua
coraggiosa scelta...
Eccola riproposta:
La scelta di Roberta
Giovedì 12 Dicembre - 13:20 Federica Ferretti
È passato poco
tempo dalla nascita della rubrica Le eccellenze quale
una sorta di esperimento - generatore di inchieste.
Sognatrice da sempre, inseguivo l’ennesima chimera: raccontare “la realtà
circostante con occhi ad ogni volta nuovi, aperti ad ogni volta ad indagare su
un punto di osservazione diverso; una prospettiva che avrà la volontà di
spostare l’angolazione, la nostra così come la vostra, per cogliere un altro
spunto di vita, e di pensiero. Cogliere un’idea, costruire un’ immagine che può
essere diversa rispetto a quanto già detto, sentito, esaminato”. Ma in circa tre mesi, sono stati tanti coloro che ci hanno creduto,
e raccolto il mio appello. Ciò vuol dire che molti grandi nomi si sono già messi a nudo per
ilcorrieredabruzzo.it in percorsi che talvolta, al lettore più
superficiale, avrebbero potuto apparire disgiunti.
Perfino paralleli, condannati così a non incontrarsi mai. Invece, oggi, le due inchieste partite separatamente, su scrittura e
linguaggio musicale, tornano ad intersecarsi nella presentazione di
Roberta Faccani, incantevole quanto visionaria cantautrice, ex voce
dei Matia Bazar che mi ha rilasciato un’ intervista molto più che
emozionante. In cui ci insegna a trasformarci in noi stesse, sempre e comunque.
In cui narra, cioè, della sua scelta, difficile eppure feconda,
attraverso cui ha potuto realizzare il suo desiderio di imporsi come
autrice, oltre che interprete del suo album ora in edizione natalizia: Stato Di
Grazia. F.F. Ciao Roberta, benvenuta! Partiamo dai tuoi esordi, poiché
hai una carriera molto, molto lunga alle spalle, e ti chiamavano Mata…
Mi diplomo al Centro Europeo di Toscolano (C.E.T.) di Mogol, formandomi
però a 360 gradi: sono al contempo cantautrice e attrice, cantante live e
tv , corista per numerosi artisti italiani, tra cui Paola Turci nell'album Mi
basta il paradiso e Ornella Vanoni nell'album E poi... la tua bocca da baciare;
ho cantato pure per Celentano… F.F. Sei nata come cantautrice - visionaria, nel senso che sei stata
in grado di precorrere i tempi , con un album molto Rock, mai
uscito, che avrebbe dovuto essere distribuito dall’allora
Etichetta CGD, vero?
Sì, si è trattato di un’esperienza forse troppo moderna rispetto ai
tempi: ho pubblicato il primo singolo da solista nel 2001, Rido, scritto
da me e Angela Baraldi e prodotto da Mario Lavezzi. Andava però di
moda un’altra musica, cantanti più melodici, per cui quel progetto mi è rimasto
nel cassetto, ma solo momentaneamente... F.F. Arriva l’occasione di Rent…
Verissimo, si parla di un famoso musical di Broadway in versione
italiana, al quale partecipano anche Michel Altieri nel ruolo di Collins e
Matteo Setti in quello di Roger, anche se ciò che è accaduto nella mia vita è
stato sempre casuale, non ho mai cercato da me le occasioni. Lottavo per
intraprendere un percorso e invece sbucava l’improvvisa alternativa. Dal '99 al
2001 interpreto a teatro il personaggio di Joanne nella versione italiana di
Rent. Il mio ruolo però mi rappresentava in pieno, era
trasgressivo, moderno come lo volevo io, sono state due stagioni molto
intense. La mia propensione alla teatralità veniva finalmente ripagata, il
ruolo mi restava congeniale, mentre la discografia restava il mio grande amore. F.F. Perché, in realtà, non hai mai smesso di scrivere…
Già, anche se nel frattempo, accettavo ruoli molto importanti, come ad esempio
quello in Pinocchio dei Pooh, persone speciali, che ricordo sempre con grande
affetto, fino a che non è arrivata l’occasione offerta dal posto vacante
lasciato dalla Mezzanotte… F.F. Siamo nel 2004, tu sei stata scelta immediatamente dai Matia
Bazar, gruppo storico della nostra musica italiana: grande responsabilità e…?
Sì, enorme, che ha dato i suoi frutti: il debutto a Sanremo che sognano sin da
bambina, è avvenuto nel 2005, con un brano di grande impatto dal titolo Grido
d'amore, e sono seguiti ben tre dischi, ma è stata pure un ’esperienza
che mi ha coinvolta in una progettualità che, come ripeto, non era del tutto
mia e mi stava stretta.
F.F. Raccontaci della tua scelta...
Una scelta che mi ha visto lottare per il mio obiettivo, esprimermi non
all’interno di un mondo che non corrispondeva al mio, anche e soprattutto
in termini di divisione ritmica e scelta di un nuovo repertorio, pur
rispettando l’enorme bagaglio emozionale che sono riuscita a costruirmi in quel
frangente, ma per quello che io sentivo di esprimere e rappresentare. F.F. Un altro incontro “fatale” con?
Già…hai ragione, è accaduto di nuovo che il destino scegliesse per me. Ho così
incrociato il percorso di Nando Sepe, il produttore di Anna Oxa, mia martini,
Loredana Bertè, Patty Pravo. Ha ascoltato le mie canzoni e mi ha prodotto
questo album: Stato di grazia. F.F. Lo stai rieditando, o sbaglio?
No, assolutamente, si tratta di 13 brani ed uno nuovo in riedizione
natalizia, in cui io sono finalmente me stessa, sono io che canto e mi
interpreto e scrivo musica e testi. Uscito l’anno scorso, adesso lo
abbiamo riproposto in un cofanetto. Inoltre è anche uscito un
CD+DVD dal titolo Un po’ Matt(I)a, un po’ no. Io stessa rielaboro dei
brani storici della band e ne aggiungo degli altri riarrangiati insieme alla
amia Mata band. F.F. L’esperienza di Giuletta e Romeo: quanto ti discosti
dalla precedente Regina di cuori, che pur ti assomigliava di nuovo tanto?
Ho lavorato benissimo con Christian Ginepro sul canovaccio riadattato della
favola di Caroll. Ma le ho dato una connotazione molto ironica, a quella
Regina, abbiamo cioè cercato di far emergere la freschezza tipica delle idee
del regista che però aveva costruito su di me sul mio temperamento il
personaggio. Molto aggressiva, raggiungeva tratti caricaturali, quasi
fumettistici, anche nell’aspetto. Mi sono volutamente imbruttita, con un
divertimento infinito, perché in qualche modo, si realizzava anche il sogno di
interpretare un personaggio a tratti anche un po’ maschile. La
regina, arriva infatti a suonare la batteria! Un personaggio che però , nelle
sue mille sfaccettature, mi ha portato molta fortuna. Ora è la volta di lady
Montecchi, dalle caratteristiche completamente diverse. Stavolta lavoro con
Giuliano Peparini, e devo trasformarmi in una nobildonna che quindi non può
palesare le sue emozioni, ma le vive implodendole. Pur essendo molto innamorata
di suo figlio Romeo, per cui farebbe di tutto, non può mostrarsi se non
calibrando le sue emozioni così conflittuali, quali l’odio e l’amore di una
maternità che va resa con un lavoro molto interiore.
Deve cioè dimostrarsi sempre equilibrata. E non è facile,” bisogna tenere
in pancia” F.F. Le caratteristiche della tua rinascita?
Faccio sia testi che musica e prepoduzione dei miei progetti. La
libertà creativa è finalmente arrivata. Federica Ferretti
Vi ricordate Le mie eccellenze? All'indomani dell'ennesimo successo di un conterraneo come Filippo, sono lieta di riproporre la sua intervista davvero coinvolgente.
Made in Abruzzo: Filippo Flocco docet Sabato 12 Ottobre 2013- 11:08 Federica Ferretti
Ancora
un tuffo al cuore, una grande testimonianza da parte di un personaggio
ormai cult nel panorama culturale italiano, che è stato molto più che
vicino al nostro Abruzzo. e che si è raccontato con l'umiltà di cui era portatore, nell' Intervista esclusiva qui di seguito riportata. Lui, era il paroliere Antonello De Sanctis, un grande troppo prematuramente scomparso,lasciando anchenel mio piccolo cuore un immenso vuoto...una di quelle persone che, però, si fermavano a parlare con tutti, anche con me, che, ai tempi ero una tirocinante...non lo ringrazierò mai abbastanza. Mai. Ciao Antonello, ora, canterai con gli angeli...
Lunedì 21
Ottobre 2013 - 14:45 Federica Ferretti
L’autore dell’indimenticabile Anima
Mia, da sempre innamorato del Gran Sasso, si racconta a 360° in esclusiva
per ilcorrieredabruzzo.it, auspicando l’immediata ricostruzione…
Come
preannunciato, la Rubrica Le Eccellenze vuole rappresentare un progetto ambizioso:
raccontare la realtà circostante con occhi ad ogni volta nuovi, aperti ad
ogni volta ad indagare su un punto di osservazione diverso; una
prospettiva che avrà la volontà di spostare l’angolazione, la nostra così come
la vostra, per cogliere un altro spunto di vita, e di pensiero.
Cogliere
un’idea, costruire un’ immagine che può essere diversa rispetto a quanto già
detto, sentito, esaminato.
Questo il
sapore delle nostre mini-inchieste: quello della scoperta di un filo rosso più
o meno consistente, palpabile, di cui forse, non ci eravamo
accorti. O che avevamo seguito solo a metà.
Alterniamo
quindi le voci femminili a quelle maschili, che si sono parimenti distinte nel
panorama tanto abruzzese quanto italiano.
Iniziamo con
un autore legato per tanti versi alla nostra regione, il “paroliere” che ha
interpretato le emozioni di un gruppo autoctono quale I Cugini di
campagna, regalandoci negli anni ’70, la famosa canzone “ Anima
Mia”recentemente riportata in auge da Fazio. Lui è Antonello De Sanctis,
che ci lascia un esclusivo prezioso omaggio.
F.F. Nato
durante la seconda guerra Mondiale, hai un back – ground anche in tema di canto
“velatamente” politico: ci viene in mente Padre Davvero di Mimì, del 1971.
Cosa puoi dirci a questo riguardo?
Non conosco la
guerra per esperienza diretta, ne ho pagato le conseguenze però. La
miseria, lo spartirsi il pane, il bello della gente che si dava da fare per
ricostruirsi una vita. Il brutto no, quello l’ho dimenticato.
Padre
davvero affrontava il tema della famiglia patriarcale e contestava la figura
del padre-padrone. Fu politica? Non lo so. Certamente fu una bandiera per
i giovani di allora o forse era soltanto una bella canzone impreziosita
dall’interpretazione di un’artista straordinaria.
F.F. Come ha
influenzato la tua attività, o meglio la tua sensibilità di autore l’esperienza
dapprima in un carcere minorile e poi in un istituto per disabili
psichici?
Mi ha
certamente insegnato molto e mi sarebbe piaciuto trasferirla nelle mie
canzoni. L’industria discografica di allora, però, mostrava un interesse
pari allo zero per queste tematiche perché erano ritenute poco lucrative e
così non se ne è fatto niente. Regalare a Francesco de Gregori la lettera
che mi aveva scritto uno dei ragazzi dal carcere, però, e vederlo commuoversi
nel leggerla, mi riempì il cuore. Fu un passare idealmente il testimone a
un grande artista che ha trattato tematiche sociali e politiche molto
meglio di come avrei fatto io.
F.F. Hai
avuto un “fermo creativo” negli anni ’80.
Più che di
fermo, parlerei di una mia scelta esistenziale. Ho lasciato per dieci
anni l’ambiente della musica e mi sono dedicato alle esperienze di cui
parlavamo sopra perché avevo voglia di fare qualcosa di utile. Scrivere
canzoni è un mestiere fagocitante ed io desideravo riprendermi il
mio tempo. A parte le esperienze con gli “emarginati”, mi sono creato una
famiglia ed è questa la canzone più bella che ho scritto. Ho ripreso nei
primi ’90 con Mietta per poi iniziare con Nek una proficua collaborazione che
ha portato le nostre canzoni i giro per il mondo.
F.F. La
canzone “In Te” di Nek tocca un tema molto delicato, l’aborto. Impressioni a
posteriori di un grande successo.
In te, come
Padre davvero, ha scatenato un mucchio di polemiche. Non era un
brano antiabortista, era solo la trasposizione una mia personale
esperienza che racconto in “Non ho mai scritto per Celentano”. Anche in
questo caso non volevo fare politica, ma la politica si appropriò delle mie
parole e le criticò duramente con i suoi bla-bla-bla. Quello che mi fa
ancora sorridere è che i giornali legati a correnti più conservatrici la
adoravano, mentre i più progressisti la criticavano. L’esatto contrario di
quello che era accaduto con Padre davvero. Bastava che s’informassero un
po’, ero sempre io a scrivere.
F.F. Veniamo
al tuo legame con i Cugini di Campagna, la cui “Anima mia”, ha potuto rivivere
anche grazie all’interessamento di Fazio negli ultimi anni: come e perché
nasce questo sodalizio?
Stavo
iniziando allora a scrivere canzoni e Ivano Michetti, il leader dei
Cugini, mi contattò. Venne una sera a cena, insieme a Flavio Paulin, nel
ristorante che dirigevo e mi scippò letteralmente il testo di un brano
che, pensa, era destinato a Little Tony. Rielaborarono insieme la musica
e nacque Anima mia. Mi chiamarono e mi chiesero: “Che te ne pare?” “O è
una stupidata o è geniale” risposi. Era geniale.
F.F. Sei
legato al nostro Abruzzo?
Io sono nato
a Rieti, in Sabina, luogo geograficamente vicino all’Abruzzo che
ne ricorda gli umori, i sapori, le vibrazioni. Adoro questi posti, la
schiettezza, la cordialità, il coraggio della loro gente che ha mantenuto
la forza rude e la gentilezza della terra.
F.F. Perché
non hai mai scritto per Celentano?
Semplicemente
perché non mi è mai capitato e il mio libro l’ho voluto intitolare
così perché Celentano è un cognome eufonico, che mi diverte. Niente di
più. Senza nulla togliere a un artista che ha fatto la storia della musica
italiana e non solo.
F.F.L’Antonello
De Sanctis, scrittore di romanzi.
Sono
finalmente affrancato dai limiti della metrica, delle parole tronche, delle
sintesi forzate. Chi scrive romanzi è libero, chi scrive testi è un
cavallo brado chiuso in un recinto.
F.F.Ora, una
domanda molto intrigante: un paroliere può trasformarsi in un romanziere o conserva
sempre intatta la musicalità delle sue rime?
Ogni canzone
ha insite le giuste parole nelle sue note, nei miei libri cerco sempre
di fare l’esatto contrario e di far sì che le parole abbiano dentro la
loro musica.
F.F.
Dedicheresti in esclusiva ai lettori de ilcorrieredabruzzo.it un tuo brano?
Non scrivo
più canzoni ma sull’Abruzzo è già stata scritta una grande canzone che
mi fa vibrare e che cantai una sera d’inverno davanti a un camino acceso
con degli amici del luogo
So' sajitu
aju Gran Sassu,
so' remastu
ammutulitu...
me parea che
passu passu
se sajesse a
j'infinitu!
Che poesia!
E da lassù,
vicino al vostro cielo quasi a poterlo toccare, vorrei rivedere intatti i
vostri monumenti martoriati, vorrei che la gente tornasse nelle sue case, vorrei
vedere i bambini sorridere e vorrei che i cuori di tutta la gente del
mondo battessero all’unisono con il cuore dilaniato della vostra terra.