martedì 27 gennaio 2015

27 gennaio: ti ricordo così...



La musica come possibilità di redenzione di un umile.
Una possibilità che non fu estranea neppure a Pasolini.
O al Fellini di La strada.
I due uomini, dimenticano ciò che sono stati e si trasformano in ciò che sono: entrambi vittime di una guerra assurda.
Rifettiamo che la metafora politica del linguaggio musicale, continua a persistere.
E forse, è l'unica che ci potrà salvare.
Quando la Musica racconta la Vita: il Pianista di Polansky
Mercoledì 11 Gennaio - 21:24 Federica Ferretti

Applicabilità del linguaggio musicale o  semplice musica applicata?
Il Novecento è stato letteralmente permeato dal fenomeno della musica cinematografica che, da umile tappeto sonoro, ha potuto assurgere al ruolo di vero e proprio linguaggio, di cui non di rado si sono sfruttati gli slittamenti semantici: la musica cioè  si è imposta quale metafora sociale.
Ciò vuol dire che non è stato un caso se registi di fama mondiale ne abbiano colto la versatilità e si siano adoperati per farne un “elemento narrativo fondamentale”, quando media appunto la comunicazione tra i personaggi.
Le possibilità di stratificazione di senso e significato che soprattutto il repertorio preesistente può permettere, sono pressoché infinite, e ci portano, ancora per una volta, a sostenere la tesi per cui molti cineasti abbiano avviato con una certa consapevolezza un loro personale processo democratico degli stessi.
Perciò possiamo affermare che Polansky non solo gioca ma amplifica il“valore espressivo globale”  conquistato nei secoli dalla Ballade n.1 in G minor, op. 23 di Chopin.
La sua forza comunicativa, finirà infatti per l’abbattere le barriere razziali tra il giovane pianista ed il suo aguzzino, di cui  avremo potuto scoprire,  però, la medesima natura di musicista...
...questo è l’inizio di un nuovo ciclo di articoli che ci porterà a riconoscere le potenzialità  meta-linguistiche di un linguaggio che, mai come adesso, potrà essere chiamato in campo ad abbracciare il mondo...
 Federica Ferretti

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martedì 20 gennaio 2015

Interviste eccellenti: Alessandra Appiano, parte seconda



NEL CIELO DI ALBA BRILLA LA SCRITTURA DI ALESSANDRA APPIANO.

Mercoledì 06 Agosto 2014  - 12:34 federica ferretti


 

La signora della scrittura Alessandra Appiano ha presentato ieri sera, sotto le stelle di Alba Adriatica, il suo ultimo libro Solo un uomo, edizioni Garzanti, " anche come indagine nell'universo maschile, ovvero c'è una carrellata di personaggi maschili che però non è critica." Si è trattato infatti del primo degli appuntamenti da tenersi allo stabilimento La Primula, di una particolare rassegna, scrittori sotto le stelle appunto e realizzata in collaborazione con l'associazione I luoghi della scrittura e della libreria la Bibliofila di San Benedetto. Relatrice l' autrice Fabrizia Pompei, sono intervenute quindi l'assessore comunale alle Pari opportunità, D.ssa Ambra Foracappa e la nota scrittrice nativa di San Benedetto del Tronto, Nicoletta Vallorani. A riprova che la forza delle donne vince sempre. La Appiano, nella gentilezza che la contraddistingue, si è poi fermata a conversare a 360 gradi con noi del Corriere, approfondendo alcuni aspetti della scrittura ai tempi del web, " quando ormai tutti sono protagonisti e perciò manca il pubblico, complici pure piccole case editrici che poi si scopre sfornano scrittori a pagamento, ignari o quasi del vero valore del loro talento. "
F.F. Una giornalista e scrittrice di successo, appena insignita dell'ambrogino d'oro, è qui con noi stasera, sotto il cielo d'Abruzzo. Le tue impressioni a caldo.
A.A. Devo dire che non è la prima volta che sono ospite ad Alba Adriatica, ma vi ho giá presentato il mio libro Il cerchio degli amori sospesi. Amo molto questi luoghi, inoltre trovo molto carina l'idea di organizzare simili eventi negli stabilimenti, portando così la cultura proprio in mezzo alla gente ovvero in luoghi diversi dal solito, dove non ti aspetteresti di trovare ad esempio la presentazione di un libro. Ammiro sempre tanto chi si adopera in un simile volontariato culturale. Definisco sempre encomiabili di tali iniziative perché il lavoro dello scrittore, solitario, ha bisogno di confronto. Sei sempre solo cioè nell'opera del concepimento, il conforto ti arriva dopo, anche e soprattutto in questo modo, attraverso queste occasioni.
F.F. Ti sei già raccontata nella nostra Rubrica Le eccellenze. Donna a tutto tondo, una vita spesa a giocare con le parole. Allora ti chiedo, ora, cosa senti di poter aggiungere, quale consiglio o persino rimprovero allo scrittore dell'ultima ora?
A.A. Questo, più che colpa dello scrittore, è più colpa del meccanismo in sè. Internet, il web, ha sostituito in parte o in tutto la necessità del talento. Ci sono persone che fanno business con la scrittura. Ciò non può essere. Si spinge tutti a scrivere, ormai. Si crea una società di illusioni, e questo è paradossale, dimenticandosi che non si può costruire tutto a tavolino. Così, si perde l'anima ed è molto grave, questo, secondo me.
F.F. Riagganciandomi a ciò che dicevi all'inizio della tua presentazione, ovvero all'indagine dell'universo maschile, in cosa si differenziano secondo te gli uomini dalle donne nella scrittura? Oppure, quasi per assurdo, è questo il giusto terreno di confronto?
A.A. Io credo che se c'è un mondo dove non esista discriminazione, sia proprio questo. Ci sono tanti scrittori famosi così come scrittrici. Direi che se guardiamo al passato, era più complesso! si doveva pagare lo scotto della propria originalità, e quindi il pegno di una vita controcorrente. Forse, nelle donne c'é più la voglia di indagare i sentimenti, ma tutto sommato, penso che in questo campo,la parità dei sessi è stata finalmente raggiunta. La grande letteratura ti fa dimenticare il sesso di chi scrive. Un testo potente, ti fa "uscire allo scoperto" comunque. In questo momento, però, c'è la grande difficoltà proprio a farsi individuare, sono tutti protagonisti. Questo, lo trovo un po' come una deriva inquietante. Ma lascio ai sociologi,l'esame del fenomeno.
Federica Ferretti.